Magnolia (Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson)

NOME COMUNE

Magnolia

NOME SCIENTIFICO

Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson

FAMIGLIA

Magnoliaceae

HABITAT

Magnolia (Linneo) è un genere di piante della famiglia delle Magnoliaceae, originarie del Nord e Sud America e dell’Asia sud-orientale (Cina e Giappone) dall’India alla Nuova Guinea; è molto diffusa anche in Occidente per motivi ornamentali. [94]

PARTE USATA

La corteccia dei rami, i boccioli. [95]

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE

Estratto secco della corteccia titolato in onokiolo min. 2%, estratto secco dei fiori; decotti; infusi. [95]

CLAIMS MINISTERO DELLA SALUTE ITALIANO

cortex: Funzione digestiva. Regolare motilità gastrointestinale ed eliminazione dei gas. Drenaggio dei liquidi corporei. Fluidità delle secrezioni bronchiali. Riequilibrio flora batterica orale. [84]

flos: Funzione digestiva. Regolare motilità gastrointestinale ed eliminazione dei gas. Regolarità del ciclo mestruale. [84]

COMPOSIZIONE CHIMICA

Fino ad ora in coni, corteccia, fiori e foglie del genere Magnolia sono stati isolati più di 250 tipi di chemiotipi. [21]

Indagini chimiche sulla corteccia di Magnolia officinalis e Magnolia obovata hanno portato all’isolamento di diversi importanti composti fenolici, in particolare di due principali neolignani che sono il magnololo (5,5′-diallil-2,2′-diidrossibifenile) e l’honokiolo (5,3′-diallil-2,4′-diidrossibifenile), che sono considerati i due principali composti fenolici nella corteccia e i principali costituenti attivi. [26, 70, 24]

Oltre a questi lignani sono stati isolati un gruppo di interessanti alcaloidi di tipo dell’ isochinolina, la maggior parte derivati dell’aporfina e della benzilisochinolina. [132]

La corteccia di Magnolia contiene anche oli volatili, i cui principali costituenti sono alcoli sesquiterpenoidi, α-, β- e γ-eudesmolo (circa il 95% dell’olio essenziale). I componenti specifici nella corteccia e le loro proporzioni differiscono notevolmente a seconda dei siti di raccolta e del periodo di raccolta. [26]

CENNI STORICI E EVOLUTIVI

Le specie del genere Magnolia sono tra le piante tra le più antiche del mondo; esse sopravvissero all’Era Glaciale in America e Asia e resti fossili ne testimoniano la presenza oltre 90 milioni di anni fa. Sembra infatti che in seguito all’Era glaciale le uniche Magnolie che sopravvissero furono quelle in America e in Asia e solo grazie agli esploratori britannici fu possibile la loro riunificazione fra la fine del XVII e il XVIII secolo. Fu infatti nel 1688 che sir Bannister portò quella pianta sconosciuta (Magnolia virginiana) dai fiori deliziosamente profumati dall’America in Inghilterra dove poi ricevette il nome botanico di Magnolia nel 1703 in onore a Pierre Magnol, un illustre botanico francese. Mentre, alla fine del 1700 sir Banks introdusse la prima Magnolia dall’oriente, la Magnolia denudata. Queste piante sono sempre state ammirate per alcune particolarità come ad esempio i grandi fiori colorati e coriacei che fioriscono sui tronchi spogli anche in pieno inverno. Dal punto di vista della loro sopravvivenza queste piante sono state in grado di garantirsi la fecondazione grazie a robusti insetti camminatori, poiché le api ancora non erano presenti sul pianeta e, per questo motivo, dovettero differenziare una particolare resistenza di petali, pistilli e stami. Nel tempo, poi, assunsero direzioni evolutive diverse che portarono alla nascita di specie sempreverdi (Magnolia grandiflora) soprattutto nel continente americano; e di specie caducifolie in oriente sulle montagne della Cina e del Giappone. La Magnolia denudata, originaria della Cina centrale, veniva coltivata dai monaci buddisti già dai tempi della dinastia T’ang (618-907A.D.) per piantarla intorno ai loro templi come simbolo di purezza e di apertura. [47]

Nel linguaggio dei fiori la Magnolia simboleggia purezza, pudore, dignità e perseveranza. La leggenda più suggestiva che la interessa è quella delle “due Magnolie” secondo la quale la pianta, in origine era costituita da una parte esterna come corpo ed una interna come anima e cuore. Un giorno la Magnolia, che viveva da sola ed isolata si innamorò di un’Azalea gialla cresciutale vicino che la Magnolia interpretò come un gesto d’affetto; non essendo corrisposta e protendendosi verso l’Azalea il cuore della Magnolia si spezzò in due dividendosi dal corpo e nacquero così due alberi: la Magnolia alta e forte con tante foglie e la Magnolia Stellata con i suoi fiori candidi e fragili. (https://terzopianeta.info/ambiente-natura/fiori-piante-leggende/). In Georgia era considerata simbolo di fortuna e solidità economica per cui veniva piantata molto spesso nei giardini delle case, mentre in Giappone una leggenda narra che dormire sotto un albero di Magnolia potrebbe essere mortale per l’intenso profumo che emana.

PROPRIETÀ MEDICINALI

La Magnolia officinalis (Magnoliaceae) è una pianta medicinale tradizionale cinese comunemente chiamata anche Houpu Magnolia, Kara-koboku, [61] o corteccia di Magnolia poiché la corteccia dell’albero è il principale ingrediente attivo.
È nota come componente di due farmaci tradizionali, Saiboku-to o Chai Po Tang (contenente la formulazione nota come bupleurum minore con Magnolia aggiuntiva) [87] e Banxia-houpu (zenzero, il rizoma della pinellia ternata, Poria cocos, e Perilla frutescens) [80] rispettivamente per la salute polmonare e la depressione. Una variante correlata, la Magnolia obovata (Wa-koboku) [87] ha proprietà simili alla Magnolia officinalis. La corteccia è stata tradizionalmente utilizzata per scopi medicinali di malattie cognitive e in particolare per quelle legate a depressione, ansia e convulsioni. [127]

La corteccia di Magnolia officinalis è utilizzata da secoli in preparati con spiccati effetti ansiolitici, e tale attività è stata oggetto di diversi studi sperimentali riportati in letteratura. In particolare una equipe giapponese ha indagato a fondo l’attività ansiolitica della corteccia di Magnolia officinalis. Un loro primo studio, condotto nel 1998, ha preso in esame una popolare medicina cinese, Saiboku-to, composta da molte piante fra cui la corteccia di Magnolia officinalis. Questo rimedio viene utilizzato per curare diverse sintomatologie soprattutto ansia e tensione nervosa.
Dopo aver indagato e testato a fondo i componenti di Saiboku-to fu trovata la frazione che era responsabile dell’effetto ansiolitico. In seguito alla separazione effettuata con HPLC, si evidenziò che tale frazione era formata da tre componenti: Honokiolo, Magnololo e una terza componente eluita non nota. Individuati nell’Honokiolo e nel Magnololo i responsabili di tale azione, questi vennero messi a confronto utilizzando un caratteristico test in vivo, normalmente condotto su topi, per la valutazione dell’attività ansiolitica di un composto, il plus-maze test. Tale studio ha rilevato che, per quanto riguarda l’azione ansiolitica, l’Honokiolo è molto più efficace del Magnololo, anche aumentandone la dose. [82]

E’ citata nelle Farmacopee Giapponese e Cinese come pianta medicinale per i disturbi d’ansia generalizzata.
La corteccia è stata tradizionalmente utilizzata per scopi medicinali di malattie cognitive e in particolare per quelle legate a depressione, all’ansia e alle convulsioni, dismenorrea, sintomi neurovegetativi della menopausa, disturbi spastici gastrointestinali. Da circa da circa 2500 gli antichi sistemi medici tradizionali di Cina e Giappone conoscono le proprietà rilassanti e distensive psico-fisiche della Magnolia (Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson-fam. Magnoliaceae) i cui usi medicinali stanno diventando oggi oggetto di una vera “scoperta” anche nel mondo occidentale e su Magnolia vi è un crescente interesse scientifico per promettenti potenziali medicamentosi in più aree cliniche. Basti pensare che a febbraio 2021 in PubMed, per la ricerca “Magnolia officinalis”, corrispondono 2856 citazioni in gran parte concentrate tra il 2010 ed oggi. Della Magnolia possono essere impiegati per scopi medicinali o cosmetici la corteccia oppure i fiori (raramente la radice) che esercitano azioni medicamentose diverse. La corteccia della Magnolia, in associazione anche ad altre piante medicinali, viene ritenuta una fonte di bioattivi dalla significativa azione ansiolitica e antidepressiva con uno spiccato effetto antispasmodico e antispastico viscerale, così come confermato anche dal claim ufficiale del ministero della salute italiano (“cortex: Funzione digestiva. Regolare motilità gastrointestinale”). [84]

Per questo motivo la corteccia della Magnolia viene tradizionalmente impiegata nei discomfort gastrointestinali generati dallo stress ma la recente letteratura scientifica farmacologica ne conferma anche potenti effetti come ad esempio quelli antinfiammatori e promettenti azioni antitumorali. La Magnolia esercita anche una apprezzabile azione miorilassante [120] e antiaritmica [113] oltre ad un’interessante effetto contro la ritenzione idrica correlata allo stress (claim Ministero della Salute italiano: “cortex- Drenaggio dei liquidi corporei”). [84]

E’ citata nelle Farmacopee Giapponese e Cinese come pianta medicinale per i disturbi d’ansia generalizzata.
La Farmacopea Ufficiale cinese, una delle più complesse al mondo, comprende un vastissimo elenco di droghe vegetali tradizionali cinesi e rappresenta una delle principali fonti di conoscenza di bioattivi vegetali per la formulazione di nuovi prodotti fitoterapici in tutto il mondo. Nella Farmacopea cinese la corteccia della Magnolia (Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson) è nota con il nome di “Houpo”, ed è tradizionalmente utilizzata (come in Giappone) per il trattamento di ansia, asma, depressione, disturbi gastrointestinali, mal di testa e per altri disturbi. Per questi motivi l’estratto di corteccia di Magnolia rappresenta oggi un costituente importante degli integratori naturali attualmente in commercio ed anche in molti prodotti cosmetici. La recente letteratura scientifica internazionale attribuisce a questa droga vegetale diverse attività farmacologiche come quelle ansiolitiche, antispastiche antidepressive, antiossidanti, antinfiammatorie, antibiotiche.
La Magnolia, i cui usi medicinali sono noti nella medicina tradizionale cinese e in quella giapponese da più di 2500 anni[27,114,118,108,130,76] , è ora ampiamente utilizzata a livello internazionale. [95]

Nella farmacopea cinese 2010 (CPC, 2010) sono tre le droghe della pianta della Magnolia di più frequente applicazione e descrizione e cioè:
1- la corteccia di Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson, chiamata in cinese “Houpo” o “Houpu” nome che deriva da “hou” (corteccia spessa) e da “pu” (la porzione disadorna della pianta);
2- il bocciolo di M. officinalis, chiamato “Houpohua” cioè il fiore della Magnolia a cui sono riferite attività medicamentose diverse rispetto a quelle della corteccia;
3- il bocciolo di Magnolia biondii Pamp. (Magnolia denudata Desr. o Magnolia sprengeri Pamp.) chiamato “Xinyi” o “Xinyihua” che è un genere diverso di Magnolia da cui si estraggono bioattivi molto impiegati nell’industria cosmetica. Una specie non ufficialmente riconosciuta nelle classificazioni di riferimento, ma molto simile a Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson, cioè la Magnolia obovata Thunb. (Giappone) , è spesso impiegata come fonte di corteccia di Magnolia. [76]

Gli alberi di Magnolia sono distribuiti principalmente in Oriente e nel Sud-est asiatico [21] e sono generalmente molto attraenti grazie al loro profumo fragrante ed i fiori appariscenti. [65]

La radice e la corteccia del ramo si raccolgono da aprile a giugno e si essiccano all’ombra; la corteccia del gambo viene leggermente decotta in acqua bollente e ricoverata in un luogo umido fino a quando la sua superficie interna diventa marrone violaceo o marrone scuro e, quando ammorbidita, viene arrotolata e essiccata. [19]

La corteccia essiccata è di colore grigio-marrone con lenticelle ovali a formare striature longitudinali; possiede un odore fragrante e un sapore pungente e leggermente amaro. [26]

La corteccia di Magnolia è stata utilizzata come costituente di varie formule tradizionali cinesi come “Banxia Houpo Tang”, “Xiao Zhengai Tang “,” Ping Wei San “e” Shenmi Tang”. In Cina, un certo numero di prescrizioni contenenti Houpo sono ancora in uso nella pratica clinica moderna [135] e analogamente in Giappone, due ricette contenenti corteccia di Magnolia, “Hange- Koboku-To” (nome giapponese per Banxia Houpo Tang) [51] e “Saiboku-To” sono ancora in uso nella moderna pratica clinica. [65, 70]

I preparati erboristici contenenti corteccia di Magnolia sono tipicamente in forma di decotti con assunzioni variabili da 3 a 10 g/die per persona ma sono oggi molto in uso, negli integratori naturali, vari estratti di corteccia di Magnolia (MBE) con tipici livelli di utilizzo consigliati che vanno da 200 a 800 mg/die per persona a seconda della titolazione dei chemiotipi principali (min. onochiolo 2% HCPLC) [26]; le droghe di Magnolia sono molto impiegate anche nei prodotti cosmetici. [76]

Il bocciolo della Magnolia viene impiegato quasi esclusivamente per il trattamento della congestione sinusale e il mal di testa sinusale e viene assunto per via orale o applicato topicamente; la farmacopea italiana attribuisce ai fiori di Magnolia la capacità di mantenere la regolarità del ciclo mestruale (“flos: Funzione digestiva. Regolare motilità gastrointestinale ed eliminazione dei gas. Regolarità del ciclo mestruale”). [84]

La corteccia di Magnolia possiede una gamma ampia di applicazioni come il trattamento di disturbi gastrointestinali da stress (GI), ansia, depressione, disturbi nervosi, asma e malattie allergiche, come rimedio per alleviare mal di testa, dolori muscolari, e febbre. [76, 70, 24, 5, 64]

ATTIVITÀ BIOLOGICA

La corteccia di Magnolia non è stata usata solo storicamente nella medicina tradizionale cinese e giapponese, ma anche nella medicina americana e indiana; la corteccia è stata elencata nella Farmacopea americana come tonico amaro e antimalarico. [70, 23]

Più recentemente, la corteccia di Magnolia è stata utilizzata come componente di integratori alimentari e di cosmetici applicati per via topica. [76, 70]

Alla corteccia di Magnolia officinalis ed ai suoi costituenti vengono attribuite varie attività farmacologiche (anti-cancro, anti-stress, anti-ansia, antidepressive, antiossidanti, antinfiammatorie ed epatoprotettive). [65]

Magnolia officinalis viene attualmente studiata per i suoi potenziali nelle malattie oncologiche, nelle patologie infiammatorie, nell’asma, nei disordini gastrointestinali, nella malattia diabetica, nei disturbi neurologici (ansia, depressione, Alzheimer), nelle malattie cardiovascolari, in alcune infezioni batteriche.

FARMACOLOGIA

Il magnololo e l’honokiolo sono composti notevolmente idrofobici e conseguentemente la loro concentrazione nel siero è relativamente bassa; dimostrano in vitro un significativo legame con l’albumina del siero [16] che ne spiega il loro trasporto attivo in vivo. La siringina, dopo somministrazione orale dell’estratto, viene trasformata in acido sinapico [88] e il magnololo lascia l’urina inalterato o viene metabolizzato in acido 3- {2 ‘, 6-diidrossi-5′ – (2-propenil) {1,1’-bifenil} -3-il} – (E) -2-propenoico o diidrossidiidromagnololo (DHHM); questi due composti mantengono una certa bioattività. [127]

L’assunzione orale di Saiboku-to (miscela di erbe di 10 ingredienti, uno dei quali è la Magnolia officinalis), nelle urine determina la presenza di magnololo libero e di 8,9-diidrossidiidromagnololo (DDM). [43]

L’escrezione di questi composti inizia dopo 1-3 ore e successivamente la velocità di escrezione diminuisce con un’emivita di 1-2 ore. [43]

L’emivita di eliminazione non sembra differire molto quando si confronta con un’iniezione in bolo con un’infusione continua [110] né sembra cambiare in modo significativo quando si confronta una dose di 2 mg / kg con 5 mg/kg e 10 mg/kg. [111]

Il magnololo può facilmente superare la barriera ematoencefalica in vivo e raggiunge livelli quattro volte superiori nel cervello rispetto al siero; non mostra alcuna preferenza reale su dove nel cervello si deposita, essendo distribuito abbastanza uniformemente nelle aree studiate. [111]

Anche l’honokiolo sembra attraversare efficacemente la barriera emato-encefalica. [116]

RAZIONALI D’ATTIVITÀ SULLA NEUROTRASMISSIONE NELL’ANSIA, NEL SONNO E NELLA DEPRESSIONE

Glutammato: l’honokiolo dimostra la capacità di prevenire l’afflusso di Ca2 + indotto da NMDA nei neuroni mentre il Magnololo di prevenire il generale afflusso di Ca2 + da NMDA. Entrambi i composti erano inefficaci nel prevenire l’afflusso di Na2 + indotto da KCl. [71]

È stato dimostrato che questi effetti aumentano la soglia convulsiva indotta da NMDA e possono aiutare a proteggere dalle convulsioni indotte da NMDA. [71]

Alcuni ingredienti attivi di Magnolia Bark possono anche sopprimere la secrezione di adrenalina dalle ghiandole surrenali. [105]

Entrambi i composti bifenolici possono essere anti-glutaminergici.

Dopamina: è stato riscontrato che Magnolia officinalis interagisce con il trasportatore della dopamina (e si associa al recettore della dopamina D5 e non ha nessuna influenza sugli altri recettori della dopamina (D1, D2S, D3, D4.4). Non è chiaro se la Magnolia sia un agonista o un antagonista del recettore D5. [60]

La Magnolia può indurre una inibizione del trasportatore della dopamina sebbene la maggior parte dei recettori della dopamina non interagisca con l’estratto. Sembra che la Magnolia abbia effetti neuroprotettivi ( magnololo) poiché le iniezioni intraperitoneali di 1 a 10-20 mg/kg per due settimane, con neurotossina 6-OHDA, sono in grado di normalizzare le alterazioni comportamentali quando misurate il giorno 15. [14]

Gli effetti neuroprotettivi standard del magnololo sembrano estendersi ai neuroni dopaminergici.

Adenosina: un estratto di Magnolia officinalis sembra avere affinità per il recettore A1 dell’adenosina in vitro con un Ki di 9,2 +/- 1,1 μg / ml. [60]

GABA: i recettori GABAA hanno un sito di legame per le benzodiazepine e sia l’onokiolo che il magnololo si dimostrano esserne modulatori allosterici positivi. [104, 3]

Questa modulazione allosterica positiva colpisce sia i recettori sinaptici che extrasinaptici [3] e quando si esaminano le mutazioni del GABAA sembra che il sito di interazione differisca dai comuni neurosteroidi, anestetici, alcol e picrotossina. [3, 106]

Il magnololo dimostra di aumentare la densità dei recettori. [81, 34]

Il Magnololo sembra essere in grado di aumentare l’espressione complessiva dei recettori GABAA con subunità di tipo alfa; questo aspetto risulta biologicamente rilevante per l’assunzione orale di estratti di Magnolia. Si ritiene che questa modulazione allosterica positiva sia alla base dei benefici della Magnolia officinalis per l’epilessia, [13] l’ansia [34] e la sedazione. [13, 81]

Questo effetto risulta rilevante dopo l’ingestione orale di dosi fino a 0,2 mg/kg nei topi (migliorando il sonno indotto da fenobarbital). [81]

Questa interazione con il recettore GABAA è biologicamente rilevante per l’integrazione di Magnolia officinalis e si verifica a dosi sufficientemente basse che possono essere raggiunte con l’assunzione orale di dosi standard negli integratori.

Acetilcolina: neolignani (magnololo e honokiolo) sembrano aumentare l’affinità dell’acetilcolina per il suo recettore grazie alla modifica allosterica dei recettori a bassa affinità per una maggiore capacità di legame, causando così una maggiore quantità di legame globale. [104]

Honokiolo e magnololo si sono dimostrati entrambi efficaci e aumentavano il legame di 3,2 volte e 2,8 volte (rispettivamente) nel proencefalo di ratto e nel 71% e 64% (rispettivamente) nel cervelletto. [104]

I neolignani sembrano modulare positivamente i recettori muscarinici dell’acetilcolina in modo simile a come influenzano i recettori GABAA. Il 4-O-metilhonokiol sembra essere un inibitore molto potente dell’acetilcolinesterasi, con un valore IC50 di 12 nM in vitro. [62]

Serotonina: è stato dimostrato che la Magnolia officinalis si associa al trasportatore della serotonina, sebbene non sia stato stabilito se si trattasse di inibizione o meno. [60]

È stato riscontrato che le iniezioni di magnololo (25-100 mg/kg) inibiscono il rilascio di serotonina nei ratti, il che si traduce in una riduzione della temperatura del colon e del tasso metabolico (ritenuto indicativo di sedazione), e questo viene superato con l’aggiunta di 5-HT2 agonisti. [46]

Si ritiene che ciò sia dovuto a un’inibizione del rilascio di serotonina, poiché sebbene il magnololo non influenzi intrinsecamente il rilascio di serotonina, può inibire il rilascio di serotonina invocato dal potassio nell’intervallo di concentrazione di 1-100μM attraverso un meccanismo non correlato ai recettori della serotonina. [112]

La Magnolia sembra interagire con il trasportatore della serotonina (modo sconosciuto) ma può anche inibire il rilascio di serotonina dai neuroni, determinando un effetto anti-serotoninergico. È stato osservato che Magnolia officinalis è un agonista del recettore 5-HT1B (attivazione del 102% a 100 μg/mL) e un antagonista del recettore 5-HT6, sebbene effetti su altri recettori della serotonina testati (5-HT1A, 5-HT4E, 5- HT7) non si associavano agli effetti dell’estratto di Magnolia. [60]

Quando somministrato a ratti soggetti a test di depressione, 15-30 mg/kg di una miscela dei due principali neolignani non sono riusciti a modificare le concentrazioni di serotonina al basale, ma hanno notevolmente impedito la diminuzione della serotonina a seguito di test da sforzo con una potenza in qualche modo paragonabile a 7 mg/kg di fluoxetina. [127, 134]

Le alterazioni della serotonina associate alla depressione sembrano normalizzarsi con l’assunzione orale di neolignani con una potenza paragonabile agli SSRI, sebbene i meccanismi alla base di questo effetto non siano noti; questi effetti sono stati biologicamente dimostrati con l’ingestione orale di 0,75-1,5 mg/kg di 4-O-metilhonokiol o 5-10 mg/kg di un estratto metanolico di Magnolia officinalis. [28]

I neolignani sembrano aumentare il rilascio di acetilcolina, che si verifica negli esseri viventi; la rilevanza per l’integrazione orale non è nota, ma l’onokiolo sembra alquanto promettente a causa della bassa concentrazione richiesta. Nei topi SAMP8 (modello di ricerca sull’invecchiamento neurologico e l’Alzheimer), l’ingestione orale di honokiol (1 mg/kg ma non 0,1 mg/kg) e magnololo (10 mg/kg ma non 1 mg/kg) ha impedito i deficit di apprendimento associati alla prevenzione di un declino della funzione colinergica (valutata tramite cellule ChAT-positive nel cervello di ratto). [83]

Il deterioramento della memoria indotto dalla scopolamina viene completamente prevenuto con 4-O-metilhonokiol (0,75-1,5 mg/kg) e con un estratto metanolico di Magnolia officinalis (5-10 mg/kg), attribuendo questi effetti alle proprietà inibitorie dell’acetilcolinesterasi di 4- O-metilhonokiolo. [62]

I neolignani sembrano essere neuroprotettivi in generale, e questo si riflette sui neuroni colinergici che sembrano essere preservati durante l’invecchiamento e l’esposizione alle tossine.

Ansia: i neolignani della famiglia delle magnolie sono comunemente usati per la riduzione dell’ansia [24] in parte a causa delle interazioni GABAA; le benzodiazepine (che agiscono tramite questo recettore) sono note per essere una terapia per l’ansia [98] e i due neolignani della Magnolia officinalis (honokiolo e magnololo) interagiscono con questi recettori sia in vitro [104] che in vivo [61] a dosi che sono realizzabili con la supplementazione orale (0,2-0,5 mg/kg di ingestione orale nei topi).
Anche un terzo neolignano meno studiato, il 4-O-metilhonokiol, sembra conferire effetti ansiolitici in isolamento tramite il recettore GABAA. [34]

Si ritiene che i neolignani della Magnolia officinalis possiedano effetti ansiolitici a causa delle loro interazioni con il recettore GABAA. La supplementazione di honokiolo a 0,2 mg/kg nei topi sembra essere efficace nel ridurre l’ansia. [61]

L’ingestione orale di 0,5 mg/kg di 4-O-metilhonokiolo isolato nei topi sembra conferire proprietà ansiolitiche con una potenza paragonabile al farmaco di riferimento (2 mg/kg di diazepam), sebbene tendenzialmente meno potente. [34]

Questo effetto è stato contrastato con un antagonista del recettore GABAA e, a differenza del farmaco di riferimento del diazepam, il neolignano non è stato associato a una riduzione della locomozione. [34]

I disturbi d’ansia sono considerati tra le diagnosi psichiatriche più comuni che interessano tra 10% e 30% della popolazione generale. L’eccesso l’ansia può essere debilitante e ridurre la qualità di vita. [65, 124]

Nonostante i ben noti effetti collaterali come la sedazione, l’eccessivo rilassamento muscolare, l’amnesia e la dipendenza, le benzodiazepine sono farmaci ampiamente utilizzati per il trattamento di diverse forme di ansia. [124]

Attualmente molte preparazioni tradizionali medicinali a base di erbe, specificamente utilizzate per effetti tranquillanti-sedativi, sono allo studio come farmaci ansiolitici, e tra questi è inclusa la corteccia di Magnolia officinalis. [65]

Gli effetti depressivi centrali dei lignani della Magnolia possono contribuire non solo ad un effetto anticonvulsivante ma inoltre, a basse dosi, ad un’attività ansiolitica. Questo effetto può essere parzialmente attribuito alla loro interazione dei lignani con il recettore A dell’acido γ-amminobutirrico (GABAA), un noto target per benzodiazepine e altri ansiolitici. L’attività della decarbossilasi dell’acido glutammico ippocampale (GAD), un enzima coinvolto nella sintesi del GABA, è significativamente aumentato nei topi trattati con honokiolo, suggerendo che l’honokiolo può alterare la sintesi del cervello di GABA. I recettori GABA-A hanno una subunità eterogeneità che influenza la loro funzione; magnololo e honokiolo si dimostrano attivi modulatori dei recettori, indipendentemente dalle loro sottounità, ma i recettori con la subunità “A” erano da 2 a 3 volte più sensibili. [3, 15, 126]

Un complesso studio farmacologico del 2009 ha confermato la capacità degli estratti di Magnolia officinalis e di Ziziphus jujuba (Giuggiolo), e di una associazione delle due droghe, di interagire con i recettori associati al rilassamento e al sonno; lo studio conferma quindi la coerenza con il tradizionale uso ansiolitico di queste due piante medicinali nelle problematiche di ansia lieve, nervosismo e problemi legati al sonno. Lo studio suggerisce indirettamente il forte razionale d’associazione sinergica di queste due piante medicinali. [60]

Nel trattamento dei comuni stati ansiosi psico-emotivi la Magnolia è stata prevalentemente impiegata in associazione ad altre piante medicinali, tuttavia, un recentissimo studio clinico (2020) ha studiato gli effetti di un infuso di sola corteccia di Magnolia sui disturbi ansiosi e depressivi in 149 donne nel delicato periodo post-partum. Lo studio ha concluso che dopo 3 e 6 settimane di somministrazione dell’infuso di Magnolia sono stai osservati miglioramenti significativi sulle problematiche psico fisiche diurne derivanti dalla inefficienza del sonno a causa dell’allattamento notturno e sulle principali manifestazioni depressive ed ansiose valutate secondo l’apposita scala Edinburg Postnatal depression Scale. [131]

Un altro studio clinico condotto su 56 pazienti moderatamente stressati ed ansiosi ha concluso che l’assunzione giornaliera di un preparato a base di estratti di Magnolia officinali e Phellodendrum amurense riduce gli effetti di esposizione al cortisolo e lo stress quotidiano percepito, migliorando nel contempo una varietà di parametri dello stato dell’umore, tra cui minore affaticamento e maggiore vigore. [107]

Questo studio ha confermato risultati simili, per la stessa associazione di Magnolia officinalis di Phellodendrum amurense, a quelli ottenuti in un precedente studio clinico condotto nel 2008 che conclude che questa associazione può offrire sollievo alle donne in premenopausa che soffrono di lieve ansia transitoria escludendo problemi di sicurezza o eventi avversi significativi. [54]

Un ulteriore recentissimo studio in vitro e in vivo ha confermato l’effetto di Magnolia officinalis, in associazione a Melissa officinalis e teanina, sui disturbi ansiosi e sulle alterazioni dell’umore da stress ipotizzando anche un ulteriore meccanismo di attività di questa associazione che vedrebbe coinvolto il sistema endocannabinoide. [9]

Depressione: una miscela di neolignani di Magnolia officinalis (1,6: 1 honokiolo: magnololo) a 15-30 mg/kg per via orale, per due settimane, è in grado di indurre effetti antidepressivi nei ratti con una potenza paragonabile (non significativamente superiore) a 15 mg/kg di fluoxetina a 30 mg/kg. [127]

Questo è stato notato in un altro studio in cui 15 mg/kg di neolignani ha superato la potenza di 30 mg/kg degli stessi se abbinata all’olio di zenzero (39 mg/kg) a causa del sinergismo. [134]

Nei roditori, l’integrazione dei neolignani della Magnolia officinalis sembra esercitare effetti antidepressivi. Uno studio condotto su ratti con stress cronico ha dimostrato che un componente di Magnolia, il Magnololo, è stato in grado di preservare da cambiamenti negativi nella segnalazione serotoninergica e BNDF associati alla depressione [69] come similmente dimostrato in altri tre modelli di depressione di ratto. [127]

Questi effetti anti-depressione si osservano a dosaggi che vanno da 20-40 mg/kg di peso corporeo nei ratti (3,2-6,4 mg/kg nell’uomo) e sembrano essere sinergicamente potenziati dal consumo di zenzero. [134, 96]

I globali effetti degli estratti di Magnolia sui principali neurotrasmettitori coinvolti suggeriscono le potenzialità degli estratti di corteccia di Magnolia anche nei confronti delle manifestazioni depressive e ed in generale delle disforie. La depressione è una malattia che altera l’umore energia, sonno, appetito, libido e capacità di farlo funzione. I sintomi della depressione includono un’intensa sensazione di tristezza, disperazione e l’incapacità di provare piacere nelle normali attività. [65]

I più comuni farmaci antidepressivi (antidepressivi triciclici / policiclici, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, inibitori delle monoamino ossidasi, inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina, litio) potenziano l’azione delle monoammine (noradrenalina, dopamina e serotonina) nel cervello, come spiegato anche dalla “Teoria delle monoamine” che postula un’associazione tra depressione e deplezione delle monoamine. Gli sforzi sul campo sono ancora estremamente necessari, come suggerito anche da recenti studi che indicano che circa il 30% dei pazienti depressi non rispondono in modo soddisfacente ai trattamenti antidepressivi. Test di legame in vitro con radioligando e test di funzionalità cellulare dimostrano che la corteccia di Magnolia interagisce con il recettore A1 dell’ l’adenosina, il trasportatore della dopamina, il recettore della dopamina D5 (attività antagonista), i recettori della serotonina (5-HT1B e 5-HT6, attività antagonista) e il recettore GABA delle benzodiazepine ad una concentrazione di 100 μg/ml o inferiore. [60]

Honokiolo e magnololo mostrano una funzione neurotrofica migliorando il rilascio di acetilcolina ippocampale e il magnololo modula l’attività serotoninergica centrale. [88]

I principali recettori del neurotrasmettitori biogenico-amminici (dopamina, noradrenalina, serotonina e istamina) sono accoppiati con proteine G, determinando l’attivazione o l’inibizione dell’adenilato ciclasi. Honokiolo e magnololo dimostrerebbero di agire nel normalizzare le anomalie biochimiche nella serotonina cerebrale e nei suoi metaboliti modulando inoltre i livelli serici di corticosterone e l’attività dell’adenilato ciclasi piastrinico tramite up-regolazione del percorso dell’adenosina monofosfato ciclico. [65, 121]

In donne in menopausa, l’aggiunta di estratto di corteccia di Magnolia ad isoflavoni, lattobacilli, calcio e la vitamina D3 ha indotto effetti positivi su insonnia, irritabilità, ansia, umore depresso, astenia e perdita di libido; gli eventi avversi erano comparabili nel trattamento (334 donne) e nei gruppi di controllo (300 donne). [1]

In uno studio simile in donne in menopausa l’estratto di Magnolia associato al magnesio ha alleviato la sintomatologia psicoaffettiva e disturbi del sonno. [85]

Sonno: tradizionalmente gli estratti di corteccia di Magnolia sono ritenuti utili anche come stabilizzatori della qualità del sonno ed in generale, negli studi clinici disponibili, tutti coloro che hanno assunto preparati a base di Magnolia hanno dichiarato di dormire meglio. [131]

Gli effetti sedativi della Magnolia (Magnololo e Honokiolo) furono scientificamente notati per la prima volta nel 1983, quando furono osservati effetti ansiolitici e rilassanti negli animali trattati con Magnolia officinalis. [119]

Sembra che il magnololo possa aumentare il tempo di sonno indotto da fenobarbital (0,2 mg/kg di assunzione orale) [81] e le iniezioni intraperitoneali di 5-25 mg/kg di magnololo possono indurre il sonno (ridurre la latenza del sonno, aumentare la durata del sonno REM e non REM) tramite interazione con il recettore GABAA, poiché il blocco di questo recettore ne abolisce gli effetti. [13]

La sedazione è stata osservata anche con magnololo isolato e sembra aumentare il sonno indotto da fenobarbital a una dose molto bassa che è facilmente ottenibile con gli integratori. Nei test sui ratti questi effetti si verificano normalmente nel momento del riposo e del sonno fisiologico giornaliero e non in condizioni di sonno indotto, per questi motivi l’estratto di corteccia di Magnolia viene ritenuto un aiuto al passaggio al sonno fisiologico. Negli studi che valutano la locomozione come effetto collaterale (gli agonisti del GABAA tendono a indurre sonnolenza in momenti impropri come effetto collaterale), l’ingestione orale di 4-O-metilonokiolo sufficiente a causare ansiolisi, non compromette la locomozione. [34]

Nei modelli di studio in cui il sonno non viene indotto sperimentalmente ma nel caso di sonno fisiologico i neolignani contenuti nella corteccia della Magnolia officinalis non sembrano causare effetti collaterali simili ai sedativi.

Stress: in ratti sottoposti a stress attraverso test depressivi, 15-30 mg/kg di una miscela di neolignani al giorno per due settimane sembrano essere in grado di prevenire l’aumento del corticosterone a entrambe le dosi. [127]

Una combinazione nutraceutica di Magnolia e Phellodendron amurense, in uno studio clinico, ha dimostrato efficacia nel ridurre lo stress percepito e può ridurre acutamente l’ansia a una dose tre volte al giorno di 250 mg. [54]

Gli effetti anti-ansia e anti-stress della Magnolia sembrano essere molto evidenti nelle donne in post-menopausa, [1, 85] ma i cofondanti nutritivi in questi studi sull’uomo rendono difficili i confronti diretti. Nelle persone che soffrono di un’alimentazione scorretta correlata allo stress, la combinazione di cui sopra ha dimostrato di sopprimere l’aumento di peso dovuto allo stress [32] similmente alla Rhodiola rosea, e questo viene ricondotto alla riduzione di stress poiché queste erbe non possiedono intrinsecamente un potenziale brucia grassi.

Sintomi della menopausa: due studi attuali sulla Magnolia officinalis sono stati condotti in donne in menopausa, di età media di circa 53 anni per entrambi gli studi e con BMI leggermente sovrappeso. [1, 85]

Sebbene entrambi gli studi siano stati condotti anche con altre sostanze nutritive, sembra che la Magnolia Officinalis possa alleviare l’insonnia, l’irritabilità, l’ansia, la depressione e la perdita di libido associate alla menopausa. [1]

RAZIONALI D’ATTIVITÀ NEI DISTURBI TENSIVI GASTROINTESTINALI

Le malattie del tratto gastrointestinale sono molto comuni e varia, compresa la sindrome dell’intestino irritabile, la dispepsia funzionale, dolore addominale, gonfiore addominale, nausea, vomito, diarrea, costipazione, ecc., che hanno un effetto sostanziale sulla qualità della vita e sui costi dell’assistenza sanitaria. [48]

Per molti di questi disturbi, in assenza di altre cause accertate, sono ritenute cause prevalenti le condizioni d’ansia pre-patologiche e lo stress. Magnolia officinalis è comunemente utilizzata nella medicina tradizionale cinese per il trattamento di tali disturbi gastrointestinali grazie al significativo effetto antispasmodico che ne deriva dal rilassamento della muscolatura liscia del tratto GI. [65, 11]

Tra i vari fattori regolatori che modulano motilità della muscolatura liscia nel tratto gastrointestinale, acetilcolina e serotonina (5-idrossitriptamina, 5-HT) sono considerati come i principali neurotrasmettitori che regolano la motilità gastrointestinale. Nelle evidenze farmacologiche il magnololo e l’honokiolo dimostrano di inibire significativamente la contrattilità di strisce isolate del fondo gastrico di ratti trattati con acetilcolina o serotonina e dell’ ileo isolato in cavie trattate con ACH o CaCl2; entrambi si comportano come antagonisti muscarinici non competitivi. Il magnololo e l’honokiolo dimostrano di inibire le contrazioni indotte mediante acetilcolina (in terreno privo di Ca2 +) e le contrazioni indotte da acetilcolina dipendenti da Ca2 + extracellulare; questo effetto, che dimostra una capacità della corteccia di Magnolia di blocco dei meccanismi correlati al Ca2 +, viene ritenuto anche alla base degli effetti antiasmatici. [65, 11, 79, 52, 36]

Anche gli alcaloidi contenuti nella corteccia di Magnolia possono contribuire agli effetti antispastici che tuttavia, nel caso di uso in forma di decotto, si verificano solo ad alti dosaggi come dimostrato dall’uso tradizionale per alleviare gli spasmi dei bronchioli e gli spasmi intestinali. Uno specifico alcaloide contenuto nella corteccia di Magnolia cioè il “Magnocurarine” è stato molto studiato come potenziale farmaco rilassante muscolare in Giappone. [24]

RAZIONALI DELL’ ATTIVITÀ NELL’ASMA

L’asma è una malattia cronica caratterizzata da attacchi ricorrenti di mancanza di respiro e respiro sibilante, che variano in gravità e frequenza da persona a persona (WHO, 2016). Secondo le stime dell’OMS, 235 milioni di persone soffrono di asma, con prevalenza comprese tra l’1% e il 18% in tutti i paesi. Inoltre, rappresenta uno dei più diffusi condizioni croniche tra i bambini e causa grandi oneri finanziari oltre che gravi conseguenze sulla salute e compromettendo la qualità della vita. [72]

Le cause dell’asma non sono completamente comprese e la patologia non può essere curata, ma un’appropriata gestione può controllare il disturbo. [122]

In Cina e in tutta l’Asia diversi fattori socio-culturali condizionano la fiducia nella medicina occidentale e sui corticosteroidi, con conseguente non aderenza a trattamenti convenzionali e favoriscono il ricorso ai rimedi medicinali tradizionali a base di erbe. [45]

Per esempio, il Saiboku-To, una miscela giapponese di dieci diversi estratti di erbe che includono Magnolia officinalis, è stato studiato per evitare la dipendenza dai corticosteroidi nell’asma grave e per ridurre i dosaggi di corticosteroidi. Questa medicina a base di erbe è anche nota per il suo generale utilizzo nell’asma bronchiale [65] e nel sistema medicinale tradizionale cinese “Houpo” (corteccia di M. obovata e / o M. officinalis), è ampiamente utilizzata per il trattamento della costrizione toracica e dell’asma. [59]

Homma et al. (1993) [44] hanno suggerito che il magnololo, come inibitore della 11β-idrossisteroide deidrogenasi, e coinvolgendo la proliferazione dei linfociti T, potrebbe essere il responsabile dell’effetto terapeutico del Saiboku-To con conseguente riduzione di dosaggio di corticosteroidi.

Gli effetti della Magnolia sull’asma sono di due tipi:

(1) Magnolia officinalis inibisce la blastogenesi dei linfociti umani, in vitro, in modo dose-dipendente. L’effetto anti-asmatico viene ricondotto alla soppressione della reazione allergica di tipo IV (linfociti-mediata) [65]

(2) gli estratti di Magnolia inducono la broncodilatazione attraverso rilassamento muscolare dipendente da effetto antagonista del Ca2 + effetto che dipende principalmente dal magnololo e dall’onokiolo. Inoltre, alcaloidi come la (R)-coclaurina e la (S)-la reticolina inibiscono la contrazione muscolare indotta dall’acetilcolina. [65, 59]

Gli effetti di honokiolo e magnololo sulle risposte contrattili muscolari e sulla mobilizzazione intracellulare di Ca2 + sono stati studiati nell’utero di ratto non gravido; entrambi i lignani (a concentrazioni 1–100 μmol/L) si sono dimostrati inibitori degli agonisti spontanei e uterotonici (carbacholo, PGF-2α e ossitocina) in modo dipendente dalla concentrazione. Il tasso di inibizione dell’onokiolo sulle contrazioni spontanee sembrava essere più lento di quello indotto dal magnololo. [79]

In un studio non comparativo, come terapia aggiuntiva, in 148 pazienti con asma da lieve a moderata che usavano per inalazione corticosteroidi, un estratto di corteccia e fiori Magnolia aveva dimostrato un effetto benefico sul controllo dell’asma. [92]

RAZIONALI DELL’ATTIVITÀ ANTINFIAMMATORIA

Come noto l’infiammazione, è una risposta protettiva che coinvolge cellule immunitarie, vasi sanguigni e mediatori molecolari e fa parte della complessa risposta biologica del corpo tessuti a stimoli dannosi, come agenti patogeni, agenti danneggianti o irritanti le cellule. [28]

Nel complesso processo infiammatorio vengono ritenuti fattori critici partecipanti un’ampia serie di cascate di segnalazione composte da pattern recettoriali di riconoscimento (ad es. recettore Toll-like 4 (TLR4)), tirosin chinasi di tipo non recettoriale (es. Src e Syk), chinasi serina / treonina (protein chinasi C (PKC), PKA, PI3K e AKT), MAPK e vari fattori di trascrizione, come NF-KB. [58, 102]

L’ossido nitrico risulta inoltre un mediatore fisiologico di rilassamento delle cellule endoteliali e svolge un ruolo chiave nella via infiammatoria in risposta a citochine pro-infiammatorie e batteriche e rappresenta una delle principali molecole di difesa in quanto tossica contro organismi infettivi, inoltre è un attore chiave nella patogenesi di una varietà di malattie infiammatorie. [65]

L’ossido nitrico regola notevolmente il funzionamento, l’attività, la crescita e la morte di molti tipi di cellule immunitarie infiammatorie compresi macrofagi, linfociti T, cellule presentanti l’antigene, mastociti, neutrofili e cellule natural killer. [18, 97, 31, 109]

Il fattore NF-κB promuove la trascrizione di geni coinvolti nelle risposte pro-infiammatorie. Nei macrofagi, il NF-κB è attivato da segnali extracellulari infiammatori come LPS, IL-1 e il fattore di necrosi tumorale α (TNF-α) e regola un ampio numero di geni infiammatori, inducendo ulteriore infiammazione attraverso mediatori, inclusi NO e citochine.  [136]

Un secondo importante fattore di trascrizione è la proteina attivatrice 1 (AP-1), che è ubiquitaria ed è un complesso proteico dimerico composto da Jun che attiva anche la sottofamiglia Fos. [22]

Il fattore AP-1 può essere attivato da molti stimoli fisiopatologici, compreso LPS, specie reattive dell’ossigeno (ROS), fattori di crescita mitogenici, citochine infiammatorie, fattori di crescita del fattore di crescita trasformante-β, radiazioni ultraviolette (UV) e ionizzanti, stress cellulare, legame dell’antigene e trasformazione neoplastica. In risposta a diversi stimoli, il fattore AP-1 è in grado di attivare diversi set di geni per la differenziazione, proliferazione, apoptosi [123] e risposta infiammatoria. [189]

Nella rete della cascata di proteine chinasi la famiglia MAPK contiene almeno 3 proteine chinasi in serie che si esprimono nell’attivazione come una MAP chinasi multifunzionale. [93]

Le MAP chinasi sono i componenti principali dei percorsi di controllo dell’embriogenesi, della differenziazione cellulare, della proliferazione cellulare e della morte cellulare [35] e svolgono un ruolo significativo nella cancerogenesi e in reclutamento dei leucociti nei siti di infiammazione [127] AP-1 e MAPK attivano differenzialmente le vie infiammatorie, a seconda degli stimoli e dei tipi di cellule. [65]

La cicloossigenasi 2 (COX2), indotta nelle cellule da citochine pro-infiammatorie e fattori di crescita, risulta notevolmente aumentata nei comuni stati infiammatori. La COX2 è un enzima chiave nella sintesi degli eicosanoidi pro-infiammatori (prostaglandine (PG), trombossani (TBX), leucotrieni, ecc.). Come precedentemente esposto la produzione di ossido nitrico , le espressioni di iNOS, IL-1β, TNF-αe COX, la generazione di eicosanoidi, oltre all’ attivazione di MAPK, AP-1 e dei percorsi di NF-κB, possono riflettere il grado di infiammazione e sono diventati quindi indicatori importanti tramite i quali valutare i processi infiammatori e antinfiammatori. [65]

Una serie veramente ampia di studi hanno dimostrato che tutti questi principali indicatori sono positivamente influenzati dai lignani della Magnolia. [17, 86, 55, 73]

I neolignani della Magnolia dimostrano di modulare le cascate di segnalazione Ras, Raf e MAPK, di sottoregolare l’attivazione di NF-KB e il blocco dell’attivazione di NF-KB mediata da CD40 e la proteina di membrana latente 1. [65, 73, 56]

Tra i lignani, è stato dimostrato che l’honokiolo e il magnololo inibiscono la formazione di eicosanoidi (prostaglandina D2, PGE2, leucotriene C4 , LTB4 e trombossano B2), probabilmente attraverso l’inibizione di fosfolipasi A2, COX, 5-lipossigenasi, LTC4 sintasi e dell’attività dell’idrolasi LTA4. [73]

RAZIONALI D’ATTIVITÀ NELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Le potenzialità di protezione di Magnolia officinalis nei confronti dello stress ossidativo è dovuta ai suoi componenti antiossidanti descritti già negli anni ’90. [77]

In Magnolia officinalis i principali composti antiossidanti sono ritenuti i lignani e, in particolare, honokiolo e magnololo. Questi effetti sono correlati al dosaggio, e sono la conseguenza di diverse molecole di regolazione dei meccanismi. [40]

Nei confronti dell’aterosclerosi l’honokiolo ha dimostrato di alleviare gli effetti dannosi delle LDL ossidati, riducendo l’espressione di iNOS endoteliali e delle molecole di adesione, e attenuando la citotossicità indotta, l’apoptosi, la generazione di ROS, l’accumulo di calcio intracellulare , il potenziali successivo collasso della membrana mitocondriale, il rilascio di citocromo c e l’attivazione della caspasi-3 in cellule di endotelio della vena ombelicale umana (HUVEC). [90]

Inoltre, Gli effetti del magnololo includono la protezione del sistema cardiovascolare interferendo con la generazione di ROS. [65]

Nei confronti delle aritmie uno studio sul ratto ha concluso che in vivo magnololo e honokiolo hanno un effetto positivo sulla fase acuta delle aritmie derivanti dalla legatura coronarica in presenza di inibitore dell’ossido nitrico (L-NAME) o inibitore della cicloossigenasi (aspirina). L’incidenza e la durata dell’aritmia ventricolare risultavano significativamente ridotte dopo il pretrattamento endovenoso (15 min. prima della legatura coronarica) con 10-7 g/kg di magnololo o 10-7 g/kg di honokiolo. Tuttavia, l’effetto antiaritmico del magnololo o dell’honokiolo risultava inibito dal pretrattamento di 1 mg/kg di L-NAME, ma non dal pretrattamento con 100 mg/kg di aspirina. L’abolizione dell’effetto benefico miocardico di magnololo e honokiolo da parte di L-NAME, invece dell’aspirina, suggerisce un coinvolgimento di una maggiore sintesi di ossido nitrico nella protezione offerta da magnololo e honokiolo contro l’aritmia durante l’ischemia miocardica. [113]

RAZIONALI D’ATTIVITÀ ANTIMICROBICI

Le attività antimicrobiche di honokiolo e magnololo, i principali costituenti di M. officinalis, si dimostrano efficaci contro batteri Gram-positivi, come Streptococcus mutans, [7] Staphylococcus aureus, Listeria monocytogenes, Streptococcus faecalis, Escherichia coli, Salmonella typhimurium, Bacillus anthracis, Actinobacillus actinomycetemcomitans, Porphyromonas gingivalis, Prevotella intermedia, Micrococcus luteus, Bacillus subtilis, Capnocytophaga gingivalis, Veillonella disper, ma anche contro ceppi fungini come la Candida albicans, Trichophyton mentagrofiti per la dermatomicosi superficiale e Cryptococcus neoformans. I lignani di Magnolia officinalis hanno mostrato una significativa attività antimicrobica contro questi microrganismi con concentrazioni minime inibitorie (MIC) comprese tra 10 e 240 μmol/L . [7, 12, 41, 49]

I lignani, principalmente honokiolo e magnololo, dimostrano marcati effetti antimicrobici dose-dipendente. [57]

Studi precedenti hanno dimostrato che i composti fenolici possono influenzare la crescita microbica alterando la permeabilità delle cellule microbiche e permettendo la perdita di macromolecole. Una volta che i composti fenolici hanno attraversato la membrana cellulare, le interazioni con gli enzimi di membrana e le proteine causano un flusso opposto di protoni, che influenza l’attività cellulare. [95]

È stato anche suggerito che i fenoli reagiscano principalmente con i componenti fosfolipidici della membrana cellulare, causando un aumento della permeabilità. [49, 137]

Per l’attività antivirale gli alcaloidi aporfinici , hanno dimostrato di interferire con il ciclo replicativo virale. Sebbene la sintesi del DNA sia stato ridotto, il loro obiettivo biochimico esatto resta da essere chiarito. [10]

RAZIONALI D’ATTIVITÀ SULLA MALATTIA DI ALZHEIMER

Gli estratti etanolici di Magnolia officinalis e il 4-Omethylhonokiol sono risultati capaci di attenuare, in modo dose dipendente, l’aumento di ACHE indotto dalla scopolamina nella corteccia e nell’ippocampo dei topi e ha inibito l’attività dell’ACHE in vitro. [63]

Honokiolo, magnololo e 4-O-metilhonokiol si dimostrano in grado di diminuire significativamente la morte cellulare indotta da Aβ; questi effetti neuro protettivi sono forse mediati da una ridotta produzione di ROS così come dalla soppressione dell’aumento del calcio intracellulare e dall’inibizione dell’attività della caspasi-3. [42, 126]

I lignani sono anche in grado di diminuire l’attività della β-secretasi, prevenendo il rilascio di Aβ dalla proteina precursore dell’amiloide (APP). [63]

RAZIONALI D’ATTIVITÀ NELLA MALATTIA DIABETICA

Le piante di Magnolia sono state usate nelle medicine complementari e alternative coreane e brasiliane per il trattamento del diabete e delle complicanze diabetiche; è stato dimostrato che l’integrazione a lungo termine di honokiolo e magnololo riduce l’accumulo di grasso corporeo, resistenza all’insulina e infiammazione adiposa in topi alimentati con alto contenuto di grassi. [58]

L’Honokiolo e il magnololo riducono il glucosio nel sangue a digiuno e i livelli plasmatici di insulina, in ratti diabetici di tipo 2, senza modificare il peso corporeo e indurre assorbimento di glucosio negli adipociti. L’honokiolo migliora anche le vie di segnalazione dell’insulina (Ras / ERK1 / 2) e le vie di segnalazione della fosfoinositide-3-chinasi / AKT; migliora inoltre la steatosi alcolica bloccando la sintesi di acidi grassi regolata da SREBP1c. [58]

Un estratto etanolico della corteccia di Magnolia ha mostrato un effetto inibitorio in vitro sulla formazione dei prodotti finali della glicazione avanzata (AGE), che gioca un ruolo importante nello sviluppo delle complicazioni diabetiche (retinopatia, neuropatia, nefropatia). Inoltre, il magnololo inibisce la formazione di AGE e l’accumulo di sorbitolo nella in ratti resi diabetici con streptozotocina. [103, 17]

L’honokiolo e il magnololo migliorano anche il metabolismo del glucosio e dei lipidi metabolismi e inibiscono l’acil-CoA colesterolo aciltransferasi (ACAT). Il Magnololo può attivare il recettore perossisoma γ attivato dal proliferatore (PPARγ) e indurre la differenziazione degli adipociti e migliorare l’ assorbimento di glucosio stimolato dall’ insulina in modelli animali. [66]

Nei topi a cui era stata somministrata una dieta ricca di grassi con aggiunta di magnololo o honokiol (0,02% della dieta) sembrava ridurre l’aumento di grasso nel tessuto adiposo bianco associato a cambiamenti meno infiammatori e un aumento del tasso metabolico. [58]

RICERCA NELLE MALATTIE ONCOLOGICHE

Assunto per via orale l’onokiolo, più del magnololo, può esercitare potenti effetti antiossidanti contro i radicali idrossilici a causa dei gruppi allilici sulla struttura del composto. [74, 91]

Studi in vitro sull’honokiolo indicano che può esercitare apoptosi attraverso la diminuzione della fosforilazione della via MAPK, Akt e C-Src [6, 29] che alla fine sopprimono la segnalazione nucleare di NF-kB. [2]

Questi meccanismi d’azione a monte sembrano indurre l’apoptosi nelle cellule patologiche più delle cellule normali [8] e questo avviene in presenza dei fattori normalmente inibitori IGF-1 e IL-6. [29, 30, 50]

L’honokiolo può esercitare da solo azioni contro lo sviluppo del tumore, ma lavora in sinergia con altre sostanze anti-cancerogene [101] forse attraverso l’inibizione di NF-kB. [29, 129]

L’honokiolo ha anche dimostrato, in un caso, di invertire la resistenza ai farmaci multipli e forse il gene trasportatore ABCC, che sono due principali vie riduzione d’attività del farmaco. [128]

Questi meccanismi suggeriscono che Honokiolo o Magnolia officinalis possono potenziare le terapie di trattamento anti-cancro. Si ipotizza che agisca indirettamente attraverso la proteina da shock termico Grp94. [29, 100]

I benefici dell’honokiolo sono stati studiati in linee cellulari di cancro del colon, [115] linee di cellule di cancro al seno, [125] tumori gastrici, [100] prostata [33] e un modello di cellule di cancro ai polmoni e alla vescica. Quando l’insolubilità in acqua dell’honokiolo viene migliorata con liposomi, mostra effetti promettenti nel trattamento del cancro ovarico come trattamento complementare. [75]

La modificazione con liposomi, rispetto alle formulazioni senza liposomi, aumenta potenzialmente la potenza dell’honokiolo su altre linee cellulari, come il polmone. [117, 53]

Oltre agli effetti inibitori dell’ honokiolo sulla fosforilazione a monte di intermedi indotta da TNF-a (che riduce NF-kB), l’honokiolo può anche esercitare effetti apoptotici nelle cellule inducendo l’espressione della ciclosporina D che aumenta la permeabilità e l’ossidazione della membrana mitocondriale. [68]

L’honokiolo, in particolare, sembra essere efficace nel ridurre o mitigare la crescita e l’insorgenza di tumori in vitro [115, 133, 38, 37] e in vivo. [116]

RAZIONALI SULLA SALUTE DENTALE

Gli estratti di Magnolia sono impiegati tradizionalmente per il mantenimento dell’equilibrio della flora batterica orale e per la salute dentale; questo ha portato ad estenderne l’uso in paste dentifricie e in altre preparazioni.
La parodontite è una condizione dentale infiammatoria relativamente comune [25] in cui batteri orali come Porphyromonas gingivalis e Aggregatibacter actinomycetemcomitans rilasciano PGE2 (una prostaglandina infiammatoria) [4, 99] e causano una reazione infiammatoria nelle cellule associata ad un aumento di RANKL e riduzione dell’osteoprotegerina (OPG), poiché RANKL attiva il recettore NF-kB. [20]

L’integrazione orale (sonda gastrica) di 100 mg/kg di magnololo per nove giorni ai ratti sembra ridurre la perdita ossea indotta dalla parodontite indotta dalla legatura (nonostante non influenzi la densità ossea nei ratti non soggetti a legatura) associata alla soppressione dell’espressione di RANKL, sebbene anche in presenza di RANKL il magnololo potrebbe sopprimere le sue azioni. [78]

Al di là dei meccanismi antinfiammatori, il magnololo (e l’onokiolo) sembrano esercitare proprietà antibatteriche contro una varietà di batteri noti come causa di parodontite, sebbene con una potenza inferiore rispetto ai farmaci di riferimento tetraciclina e clorexidina. [12, 39] L’IC50 è di circa 100μM. [78]

Il neolignani magnololo e honokiolo possono essere utili per la salute orale e il trattamento della parodontite attraverso i loro effetti sulla salute delle ossa e gli effetti antibatterici.

TOSSICOLOGIA

La tossicità della Magnolia è stata studiata in vitro e in vivo. I risultati di questi studi concludono gli estratti testati dimostrano che ai dosaggi raccomandati gli estratti di Magnolia sono da ritenersi generalmente sicuri. [70]

Una preparazione contenente Magnolia e Phellodendron amurense (per la gestione del peso) in 22 soggetti ha riportato 1 solo caso di effetti collaterali come bruciore di stomaco, mani tremanti, intorpidimento perilabiale, disfunzione sessuale e disfunzione tiroidea; nessuna correlazione è stata individuata con l’ estratto di Magnolia. [32]

Un preparato contenente 60 mg di estratto di corteccia di Magnolia e 50 mg magnesio (per un periodo di 24 settimane) in 89 donne in menopausa è stata ben tollerato dal 94% dei soggetti. [85]

 

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