Zingiber officinale Roscoe (Zenzero)

zingiber-officinale-roscoe

NOME COMUNE

Zenzero

NOME SCIENTIFICO

Zingiber officinale Roscoe

FAMIGLIA

Zingiberaceae

HABITAT

Originario delle regioni asiatiche, è coltivato generalmente in climi tropicali in Australia, Brasile , Cina , India, Giamaica , Africa, ed in aprte degli Stati Uniti.

PARTE USATA

Il rizoma

PREPARAZIONI FARMACEUTICHE CONSIGLIATE

L’estratto secco titolato in olio essenziale min. 0,8% (B.H.P. 1990) o in gingeroli min. 4% (Commissione E tedesca).

COMPOSIZIONE CHIMICA

Il rizoma dello zenzero è assai ricco di amidi (circa 60%) e contiene una discreta quantità di olio essenziale, compresa tra lo 0,8 e il 2%. I costituenti responsabili del sapore tipico pungente della droga sono i gingeroli ( vanillil chetoni ) oltre ad altri analoghi dei gingeroli come gli shogaoli, il paradolo ed lo zingerone. Da queste sostanze dipende primariamente l’attività farmacologica dello zenzero (Duke e Beckstrom 1999) ; i vanillil chetoni dello zenzero includono 6-gingerolo e 8-gingerolo, il 10-gingerolo, il 6-shogaolo e 8-shogaolo, il 10-shogaolo e lo zingerone. Sono stati inoltre identificati altri composti come il 6-Paradolo, il 10-dehydrogingerdione e il 6 e 10-gingerdione [2-7].

PROPRIETA’ SALUTISTICHE

Azione antiemetica

In modelli sperimentali ed in studi sull’uomo lo zenzero ha dimostrato un’interessante azione antiemetica che risulterebbe prevalentemente dipendere dai suoi effetti a livello gastrico senza azioni dirette sul sistema nervoso centrale (farmaci antiemetici), tuttavia uno studio sul ratto a dimostrato che l’azione antiemetica dello zenzero potrebbe essere dovuta , anche, ad un’attività di tipo antiserotoninergico.
Diversi studi clinici hanno indagato l’effetto di Zingiber sulla nausea gravidica. In particolare, nel 2012 una metanalisi ha esaminato solo gli studi clinici controllati che avessero paragonato gli effetti dello zenzero a quelli del placebo contro l’iperemesi gravidica e anche la sua tollerabilità La metanalisi ha esaminato 4 studi ritenuti di buona qualità, concludendo che in tutti questi studi l’estratto di zenzero era risultato significativamente superiore al placebo nel ridurre sia la frequenza sia l’entità della nausea e del vomito gravidici. Gli effetti collaterali degli estratti sono stati rari e moderati o lievi.
I pazienti sottoposti a chemioterapia antitumorale sono frequentemente soggetti all’effetto collaterale della nausea e, a questa problematica, la ricerca scientifica si è interessata negli ultimi anni, indagando i potenziali effetti dello zenzero come soluzione al problema. I dati preclinici della sperimentazione animale dimostravano, in tal senso, una superiorità dello zenzero, rispetto al placebo ed il principio attivo più efficace risultava essere il 6-gingerolo. Diversi studi clinici hanno poi approfondito la reale efficacia di Zenzero nella nausea provocata da chemioterapia. In particolare, nell’anno 2012 una metanalisi ha concluso che l’estratto di zenzero possiede un effetto moderatamente positivo sull’emesi da chemioterapici, tuttavia gli studi metodologicamente validi sono pochi e con risultati talvolta contradditori. Il meccanismo d’azione dello zenzero non è del tutto conosciuto, ma gli studi scientifici concludono che esso possa agire come antagonista serotoninergico, come antagonista NK1, come antistaminico e che possieda anche un effetto procinetico a livello gastrico, regolando la disrtimia gastrica. La metanalisi indica che lo zenzero può avere una certa azione antiemetica contro l’emesi indotta dalla chemioterapia, ma che sarebbero necessari studi rigorosi di ampia dimensione per affermarlo con maggiore certezza [25-49].

Azione antinfiammatoria

La letteratura scientifica indica, come spiegazione dell’attività antinfiammatoria dello Zenzero, la sua capacità di inibire parallelamente sia l’espressione dell’enzima 5-lipo-ossigenasi sia delle degli enzimi ciclo-ossigenasi-1 e ciclossigenasi-2, riducendo la biosintesi dei leucotrieni, dei trombossani e delle prostaglandine ad azione flogogena, con un meccanismo d’azione simile a quello dei FANS. Ulteriori approfondimenti scientifici hanno inoltre indicato che l’estratto di zenzero possa essere in grado di inibire l’espressione di diversi mediatori coinvolti nella risposta infiammatoria come le citochine, le chemochine, modulando le vie biochimiche che si attivano nell’infiammazione cronica.
Uno studio sperimentale condotto sul ratto ha indicato che l’estratto di zenzero somministrato per via intraperitoneale è stato in grado di antagonizzare bene l’edema indotto dalla carragenina o dal composto 40/80 o dalla serotonina. L’estratto di zenzero esaminato in questo studio si è dimostrato capace di antagonizzare l’edema cutaneo indotto dal composto 40/80, ma non quello indotto dalla sostanza P e dalla bradichidina. Somministrando l’estratto di zenzero 1 ora prima della serotonina si è ottenuta una riduzione significativa dell’edema cutaneo indotto da serotonina.
Le conclusioni dello studio indicano che l’azione protettiva dell’estratto di zenzero osservato sulla flogosi e sull’edema cutaneo indotti, potrebbe essere spiegata con un probabile meccanismo antagonismo nei confronti dei recettori per la serotonina a livello cutaneo.
Un ulteriore studio condotto sul ratto ha indagato l’azione antinfiammatoria , antidolorifica e ipoglicemizzante di un estratto di zenzero. Ai fini sperimentali sono stati utilizzati l’hot-plate-test e l’acido acetico per indurre il dolore, mentre, l’albumina dell’uovo per indurre l’infiammazione e l’edema della zampa. La streptozotocina è stata utilizzata per provocare il diabete mellito. Nello studio l’estratto di zenzero è stato confrontato con la morfina, il diclofenac e la clorpropamide. Le conclusioni dello studio indicano che l’estratto di zenzero è stato in grado di ridurre significativamente il dolore indotto dall’hot plate test e dall’acido acetico (p<0,001) e di ridurre la flogosi nell’edema della zampa indotto dall’albumina dell’uovo (p<0,001).L’estratto esaminato inoltre è stato in grado di ridurre la glicemia sia nei ratti normali sia in quelli resi diabetici con la streptozotocina.
Un modello sperimentale nel ratto ha concluso che un estratto acquoso di zenzero ostacola la flogosi polmonare Th2 mediata. La sua somministrazione intraperitoneale, prima della stimolazione delle vie aeree con la ovalbumina, induce una marcata riduzione degli eosinofili nelle vie aeree e della relativa risposta infiammatoria . Questo effetto si associa alla soppressione della risposta Th2 mediata all’allergene, con una significativa riduzione dei livelli di IL4, IL5, eotassina e IgE specifiche nelle vie aeree. La sostanza più efficace in tal senso è stata il 6-gingerolo. Lo studio indica che un estratto acquoso di zenzero sopprime la risposta immunitaria di tipo Th2 e quindi può avere effetti benefici nell’asma allergica.
In uno studio clinico sono stati arruolati 56 pazienti, di cui 28 affetti da artrite reumatoide, 18 da osteoartrite e 10 da disturbi muscolari. Ai pazienti sono stati somministrati 7,6 g. di zenzero fresco al giorno per un periodo di 3 mesi. Al termine della sperimentazione il 75 % dei pazienti affetti da artrite reumatoide dimostrava consistenti miglioramenti della sintomatologia ed analogamente anche i soggetti affetti da disturbi muscolari e da osteoartrite mostravano netti miglioramenti. Sembra anche che l’estratto secco di zenzero sia utile anche come preventivo e profilattico in pazienti affetti da crisi di cefalea ricorrente.
Un ulteriore studio clinico controllato, selezionato tra gli studi di buona qualità metodologica, riporta gli effetti dell’estratto secco di zenzero in pazienti affetti da osteoartrite della spalla o del ginocchio. Nello studio, ai pazienti, è stato somministrato per via orale un estratto di zenzero o l’ibuprofene o un placebo per 21 giorni, facendo seguire 7 giorni di intervallo, e ripetendo successivamente due altri cicli simili. Come rimedio di emergenza è stato utilizzato l’acetaminofen, in caso di crisi di dolore acuto. Gli effetti del trattamento sono stati valutati utilizzando la scala analogica del dolore di Friedman e l’indice di Lequesne. Nelle conclusioni lo studio indica che sia lo zenzero sia l’ibuprofene erano risultati superiori al placebo nel miglioramento della sintomatologia, con un vantaggio per l’ibuprofene statisticamente significativo, con una modesta, ma significativa superiorità dello zenzero rispetto al placebo. Nello studio non sono emersi reali effetti collaterali nei gruppi trattati .
In uno studio clinico l’effetto di un estratto di zenzero è stato confrontato con quello dell’acido mefenamico e dell’ibuprofene nella sintomatologia della dismenorrea. A 150 donne è stato somministrato oralmente 1 g al giorno di estratto di zenzero oppure 250 mg al giorno di acido mefenamico o 400 mg al giorno di ibuprofene durante i primi tre giorni del ciclo mestruale. Utilizzando un apposito questionario si è fatta riportare, dalle pazienti , l’intensità della sintomatologia prima e dopo il trattamento . Le conclusioni dello studio indicano che, a seguito del trattamento, in tutti e tre i gruppi , è stato riportata una significativa riduzione dei sintomi , senza differenze statisticamente significative tra un gruppo e l’altro. In nessuno dei tre gruppi sono stati riportati reali effetti avversi . Lo studio conclude che l’estratto di zenzero ha dimostrato un’efficacia, sui sintomi della dismenorrea, sovrapponibile a quella dell’acido mefenamico e dell’ibuprofene senza eventi avversi [8-24].

Azione gastroprotettiva

In un modello sperimentale nel ratto , un estratto di zenzero è stato studiato per valutarne gli effetti su lesioni gastriche indotte con FANS (acido acetil salicilico, indometacina, reserpina) o con sostanze chimiche gastrolesive ( etanolo, acido cloridrico, cloruro di sodio). Somministrando oralmente 500 mg/kg/die di estratto di zenzero , si è osservato un favorevole effetto gastro protettivo, nei confronti delle lesioni gastriche, in circa l’85% dei casi , facendo ipotizzare un probabile effetto protettivo esercitato al livello periferico sulla mucosa gastrica.
L’ulcera peptica può esser principalmente causata dalla presenza dell’Helicobacter pylori così come dallo stress ossidativo e dall’assunzione di farmaci anti-infiammatori. In un modello sperimentale in vitro si sono confrontati gli effetti, su Helicobacter pylori , di un estratto di Zenzero contenente la frazione polifenolica (acido cinnamico , acido p-cumarico acido caffeico ) e di un estratto di Zenzero privo della frazione polifenolica contenente prevalentemente acido siringico , acido gallico, acido cinnamico. Nello studio si è osservato che, in modo analogo , i due estratti sono stati in grado di contrastare Helicobacter pylori ad una concentrazione inibente molto bassa (IC50 di 2,9 mug/ml), evidenziando un effetto sensibilmente maggiore rispetto anche al lansoprazolo. Nello studio si è osservato i due estratti hanno mostrato una significativa attività scavenger già a concentrazioni minime (IC50 di 1,7 mug/ml) ed hanno ridotto il fenomeno di lipoperossidazione già a concentrazioni pari a IC50 di 3,6 mug/ml. Le conclusioni dello studio indicano che estratti di Zenzero potrebbero avere utilità nel contrastare l’ulcera peptica.
In un modello sperimentale è stato indagato l’effetto procinetico di un estratto di zenzero sullo stomaco, sull’ipotesi della capacità dell’estratto di Zenzero di attivare il recettore muscarinico post sinaptico M3. L’estratto di Zenzero aggiunto al liquido di coltura del tessuto gastrico, ne ha incrementato la risposta all’effetto contrattile indotto dal carbacolo , grazie alla possibile inibizione pre sinaptica dei recettori muscarinici, confrontando questi effetti con quelli esercitati, in termini di potenziamento dell’effetto contrattile del carbacolo, dalla pirenzepina, nota per essere un antagonista del recettore muscarinico presinaptico M1 e l’ himbacina, nota per essere un antagonista del recettore muscarinico presinaptico M2. Le conclusioni dello studio evidenziano che l’estratto di zenzero, possiede capacità di azione agonista sui recettori colinergici post sinaptici M3 del fondo dello stomaco e , analogamente può esercitare anche un effetto antagonista dei recettori muscarinici presinaptici M1 e M2, chiarendo l’attività di stimolazione sulla muscolatura gastrica.
Gli effetti dell’estratto di Zenzero, sulla motilità gastrica, sono stati approfonditi in uno studio clinico controllato in relazione a svuotamento gastrico, motilità antrale, distensione gastrica e sintomatologia postprandiale. 28 volontari sani, hanno assunto per via orale , al mattino a digiuno 1200 mg di estratto di zenzero oppure un placebo. 1 ora dopo la somministrazione di zenzero, è stata somministrata una zuppa a basso potere nutritivo. Nel gruppo trattato con lo zenzero sono state osservate, in modo statisticamente significativo, una più rapida riduzione dell’area antrale ed una maggiore riduzione del tempo di svuotamento dello stomaco con maggior frequenza delle contrazioni antrali . ln entrambi i gruppi i sintomi postprandiali e la distensione gastrica sono risultati sovrapponibili. Le conclusioni dello studio evidenziano che , nel volontario sano , un estratto di zenzero stimola le contrazioni antrali e rende più celere lo svuotamento dello stomaco [54-63].

Azione prevalente

  • Antinausea
  • Antiemetica
  • Antinfiammatoria

Indicazioni principali

  • Nausea e vomito
  • Cinetosi
  • Gastrite
  • Gastroduodenite

EFFETTI COLLATERALI

Dosaggi elevati possono causare eruzioni cutanee di tipo esantematico

CONTROINDICAZIONI

Nessuna saliente

INTERAZIONI CON FARMACI

Può potenziare l’effetto dei farmaci antiaggreganti piastrinici e degli anticoagulanti orali, in quanto è un inibitore dell’enzima trombossano sintetasi.

DATI TOSSICOLOGICI

Le conclusioni di uno studio hanno riportato che la somministrazione di estratto di zenzero non ha modificato i parametri glicemici coagulativi, di pressione arteriosa e di frequenza cardiaca. Inoltre l’estratto non ha modificato l’attività del warfarin sui parametri coagulativi.
È stato riportato un caso clinico relativo all’interazione tra lo zenzero e il fenprocumone ; nello specifico in una paziente anziana che assumeva fenprocumone da lungo tempo, con INR nel range terapeutico, a seguito dell’assunzione dell’estratto di zenzero, l’INR era notevolmente aumentato , con epistassi. L’episodio si è risolto con la sospensione dello zenzero e somministrazione di vitamina K. In un altro studio sull’ uomo, si sono valutati eventuali effetti di un estratto di zenzero in concomitanza con l’assunzione di warfarin . A 12 volontari sani, è stato somministrato warfarin a 25 mg al giorno per una settimana e un dosaggio raccomandato di estratto di zenzero . Le conclusioni dello studio evidenziano che a dosaggi corretti l’estratto di zenzero non modifica in modo significativo i parametri di aggregazione piastrinica, INR, tempo di protrombina e concentrazioni plasmatiche di warfarin. La tossicità sub cronica dell’estratto di zenzero è stata approfondita in uno studio sperimentale sul ratto, somministrando per 35 giorni, dosi di 500 o di 1000 o di 2000 mg/kg/die. Le conclusioni dello studio evidenziano che la somministrazione di estratto secco di zenzero non ha causato aumento della mortalità o alterazioni visibili negli animali, né ha interferito con l’assunzione di acqua o di cibo. Non si sono presentate alterazioni dei parametri ematochimici, ad eccezione di un modesto aumento dei livelli plasmatici di LDH. Solo il dosaggio maggiore sperimentato , ha determinato una lieve riduzione del peso dei testicoli. Sulla base delle conclusioni dello studio si evince che la tossicità sub cronica dello zenzero è minima. In un modello sperimentale nel ratto, un estratto secco di zenzero è stato somministrato per via orale a dosaggi di 100, 333 e 1000 mg/kg/die durante la gestazione A seguito di opportuni esami non sono state notate alterazioni di alcun tipo in nessun organo esaminato, né nel feto né nella madre.
Sulla base dei dati oggi presenti in letteratura questa droga può essere usata in gravidanza [68-70].

 

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