Newsletter Fitoterapia nr. 38 – Ottobre 2018

Newsletter

Newsletter n° «38»

Ottobre 2018

Cumino (Carum carvi L.):

razionale obesità e “prebiotico”

 

Evid Based Complement Alternat Med. 2013;2013:928582. doi: 10.1155/2013/928582. Epub 2013 Nov 10.

Antiobesity effect of caraway extract on overweight and obese women: a randomized, triple-blind, placebo-controlled clinical trial.

Kazemipoor M, Radzi CW, Hajifaraji M, Haerian BS, Mosaddegh MH, Cordell GA.

Note generali sul Cumino
Il cumino (Carum carvi Linn.), noto anche con il nome di Carvi, Cumino persiano, Cumino tedesco (Kummel) o Cumino dei prati, è una potente pianta medicinale, utilizzata da secoli anche come spezia culinaria, molto nota in Asia ed Europa ed il suo uso era già anticamente raccomandato (I secolo d.C.) anche da Ibn Sina, medico e scienziato persiano più conosciuto come Avicenna, per alleviare diversi disturbi, come avviene anche attualmente, prevalentemente gastrointestinali ed anche per contrastare l’obesità.
La presente newsletter è dedicata ad una sintetica presentazione delle attività farmacologiche del cumino e del suo potenziale antiobesità.
L’articolo proposto, disponibile in PubMed dal 2013, approfondisce le conoscenze degli effetti antiobesità del cumino ed il probabile meccanismo di attività.
Il cumino cresce in Europa e Asia centro-occidentale ed è conosciuto anche nell’Africa nord orientale; viene coltivato anche in Europa, e negli Stati Uniti d’America. In Italia il cumino è diffuso in zone subalpine e appenniniche.
Botanicamente la pianta, che cresce tra gli 800 e 2200 metri, è classificata nella famiglia delle Apiaceae (o umbelliferae “nomen conservandum”) analogamente al Finocchio dolce e all’Anice verde, condividendone in parte composizione fitochimica e proprietà farmacologiche; morfologicamente appare simile alla pianta della carota, con foglie piumiformi finemente suddivise, e raggiunge in forma molto ramificata i 60 centimetri di altezza. I fiori si presentano di delicato colore bianco o rosa ed i frutti, che non sono i semi, si presentano come diacheni di forma semicircolare.
La presenza di vari bioattivi fitochimici possono variare rispetto prevalenza di alcune parti della pianta nel materiale sottoposto ad estrazione tuttavia, in generale, i semi vengono ritenuti la fonte di estrazione più pregiata (I.-K. Park et al, “Toxicity of plant essential oils and their components against Lycoriella ingenua (Diptera: Sciaridae),” Journal of Economic Entomology, vol. 101, no. 1, pp. 139–144, 2008).
I semi di cumino contengono numerosi costituenti fitochimici, compresi acidi grassi, oli essenziali e composti fenolici volatili, che sono utilizzati nell’industria alimentare ed in medicina (K. Seidler-Lozykowska et al, “Raman analysis of caraway (Carum carvi L.) single fruits. Evaluation of essential oil content and its composition,” Journal of Agricultural and Food Chemistry, vol. 58, no. 9, pp. 5271–5275, 2010; J. Richter et al,, “Comparison of different extraction methods for the determination of essential oils and related compounds from aromatic plants and optimization of solidphase microextraction/gas chromatography,” Analytical and Bioanalytical Chemistry, vol. 387, no. 6, pp. 2207–2217, 2007).
I principali composti fitochimici presenti nella pianta e nei semi di Carum carvi sono: limonene, carvacrolo, carvone, carvenone, γ-terpinene, α-pinene, linalolo e p-cimene; gli oli essenziali ottenuti dalla pianta in toto, anche nelle varianti selvatiche, sono caratterizzati da una prevalenza di limonene ed una quantità inferiore di carvone mentre solo gli oli essenziali ottenuti con SFE (Supercritical fluid extraction) offrono una quantità superiore di carvone e leggermente inferiore di limonene.
Il carvone è un terpenoide esclusivamente solubile in alcol e cloroformio i cui enantiomeri sono reperibili in natura in diversi vegetali, soprattutto nell’olio dei semi di cumino dei prati (Carum carvi), della Mentha spicata L. (Mentha spicata) e dell’Anethum graveolens L. (Aneto).
Il carvone possiede diverse attività farmacologiche tra le quali risalta quella antispasmodica gastro intestinale (De Sousa DP et al, Spasmolytic Activity of Carvone and Limonene Enantiomers, Nat Prod Commun. 2015 Nov;10(11):1893-6. PubMed).
Nel loro insieme i bioattivi presenti nei semi di cumino offrono una varietà di differenti effetti biologici, tra cui quello antispasmodico, antimicrobico, antiossidante, antinfiammatorio ed antitumorale (A. Simic, A. Ranˇcic, M. D. Sokovic et al., “Essential oil composition of Cymbopogon winterianus and Carum carvi and their antimicrobial activities,” Pharmaceutical Biology, vol. 46, no. 6, pp. 437–441, 2008).
La forma farmaceutica consigliata è l’olio essenziale micro incapsulato, titolato in essenza min. 8% (Farmacopea Francese X), la cui dose giornaliera va da 6 a 8 mg per kg di peso corporeo.
Il cumino è usato nella medicina tradizionale come rimedio per una serie di problemi di salute, in particolare mal di stomaco (difficoltà digestive), eruttazione e flatulenza, meteorismo e spasmi intestinali sfruttandone la capacità di contrastare la formazione di biogas (antimicrobica selettiva) e di facilitarne l’eliminazione ma è stato anche utilizzato come antitussivo espettorante, facilitatore della minzione (antispasmodico) e delicato anti stipsi; in Persia è stato tradizionalmente utilizzato anche per alleviare i crampi mestruali e come rimedio in forma di collutori o formulazioni topiche per migliorare il flusso sanguigno locale; altrettanto tradizionale è l’impiego come galattogeno.
In sintesi i bioattivi dei semi del cumino offrono effetti positivi antispasmodici, carminativi, astringenti ed antiedemigeni nelle stomatiti, antidiarroici (antimicrobici), anti dispeptici, lenitivi della sintomatologia mestruale, anti flatulenza, anti colitici, antiemicranici nella dispepsia, pro epatici, anticonvulsivanti, nefro protettivi, ipoglicemizzanti, anti obesità, e di contrasto all’ ipotiroidismo (M. Kazemipoor et al, “Safety, efficacy and metabolism of traditional medicinal plants in the management of obesity: a review,” International Journal of Chemical Engineering and Applications, vol. 3, no. 4, pp. 288; M. Nasser et al, “Ibn Sina’s Canon of Medicine: 11th century rules for assessing the effects of drugs,” Journal of theRoyal Society ofMedicine, vol. 102, no. 2,pp. 78–80, 2009; K. Seidler-Lozykowska et al, “Raman analysis of caraway (Carum carvi L.) single fruits. Evaluation of essential oil content and its composition,” Journal of Agricultural and Food Chemistry, vol. 58, no. 9, pp. 5271–5275, 2010 ).
L’insieme degli effetti dei bioattivi presenti nei semi di cumino offre effetto prebiotico indiretto che, unitamente a capacità immunomodulatorie, potrebbe esercitare effetti benefici anche sulla malattia infiammatoria intestinale (IBD) (H. Jouad, M. Haloui, et al, “Ethnobotanical survey of medicinal plants used forthe treatment of diabetes, cardiac and renal diseases in thenorth centre region of Morocco (Fez-Boulemane),” Journal of Ethnopharmacology, vol. 77, no. 2-3, pp. 175–182, 2001; M. T. Khayyal et al., “Antiulcerogenic effect of some gastrointestinally acting plant extracts and their combination,” Arzneimittel-Forschung, vol. 51, no. 7, pp. 545–553, 2001; S. Sadiq et al.,, “The renoprotective effect of aqueous extract of Carum carvi (black zeera) seeds in streptozotocin induced diabetic nephropathy in rodents,” Saudi Journal of Kidney Diseases and Transplantation, vol. 21, no. 6, pp. 1058–1065, 2010).
Come anticipato, tra i vari effetti osservati nell’uso tradizionale del cumino, è citato anche come evidente anche quello anti obesità, come confermato anche da alcune recenti evidenze scientifiche (M. Kazemipoor et al, “Safety, efficacy and metabolism of traditional medicinal plantsin the management of obesity: a review,” International Journal of Chemical Engineering and Applications, vol. 3, no. 4, pp. 288–292, 2012).

Spunti dall’articolo
Sovrappeso ed obesità rappresentano un “vero problema sociale” del mondo moderno soprattutto con stile di vita occidentalizzato.
Scorretti sili di vita ed alimentari determinano nella dieta della popolazione un’aggiunta di “calorie extra” che induce accumulo di grasso.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il peso corporeo eccessivo e l’obesità, indicati da un indice di massa corporea (BMI) superiore a 25 kg/m2, vengono oggi definiti “globesity” identificandoli come una malattia alimentare, in rapida crescita globale che incrementa il rischio di diversi problemi di salute come il diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari (CVD), disturbi muscoloscheletrici e cancro.
E’ inoltre da evidenziare che sovrappeso e obesità sono associati ad alta morbilità e mortalità, con conseguenti notevoli costi di assistenza sanitaria e altri impatti economici e sociali; dal 1980, l’obesità è quasi raddoppiata in tutto il mondo ed è riconosciuta come una delle principali cause di morte. Nel 2008, oltre 1,4 miliardi di adulti, prevalentemente donne, erano sovrappeso o obesi.
I soggetti sovrappeso ed obesi sono soggetti ad una mortalità superiore rispetto alle persone sottopeso e sovrappeso ed obesità sono ritenuti la quinta ragione principale di mortalità e la sesta per problemi di salute a livello globale; pertanto la gestione dell’obesità si profila come una necessità di salute pubblica (World Health Organization, “Obesity: preventing and managing the global epidemic,” WHO Technical Report Series 894, 2000; S. B. Wyatt et al, “Overweight andobesity: prevalence, consequences, and causes of a growing public health problem,” American Journal of the Medical Sciences, vol. 331, no. 4, pp. 166–174, 2006).
L’obesità è associata a più fattori macro e micro ambientali ed è gestibile attraverso diversi approcci, comprese le piante medicinali, i farmaci di sintesi e la chirurgia. Tra questi possibili interventi l’uso delle piante medicinali è sempre più popolare e preferibile rispetto ai metodi farmacologici convenzionali (M. Kazemipoor et al, “Safety, efficacy and metabolism of traditional medicinal plantsin the management of obesity: a review,” International Journalof Chemical Engineering and Applications, vol. 3, no. 4, pp. 288–292, 2012; E. Ernst, “Harmless herbs? A review of the recent literature,” American Journal of Medicine, vol. 104, no. 2, pp. 170–178, 1998).
Antiche tradizioni mediche di varie parti del mondo (es.: Persia, India, Cina) hanno da sempre sfruttato il prezioso patrimonio curativo individuato nella vegetazione locale. In generale l’uso di piante medicinali è legato ad una serie di potenziali vantaggi come accessibilità, sicurezza, efficacia, convenienza, affidabilità, accettabilità, con effetti collaterali minori e costi più bassi rispetto all’impiego di farmaci convenzionali (H. Jouad et al, “Ethnobotanical survey of medicinal plants used forthe treatment of diabetes, cardiac and renal diseases in thenorth centre region of Morocco (Fez-Boulemane),” Journal ofEthnopharmacology, vol. 77, no. 2-3, pp. 175–182, 2001). Le piante medicinali rappresentano inoltre una fonte medicamentosa, di potenziale biologico e di effetti farmacologici, spontaneamente disponibile in natura e sono facili da utilizzare, mentre esistono ancora dubbi, ad esempio, sul trattamento dell’obesità attraverso modalità invasiva chirurgica (W. S. Yancy Jr. et al, “A low-carbohydrate, ketogenic diet versus a low-fat diet to treat obesity and hyperlipidemia: a randomized, controlled trial,” Annals of InternalMedicine, vol. 140, no. 10, pp. 769–777, 2004).
Stante la premessa che per prevenire e curare sovrappeso ed obesità sia necessaria una alimentazione corretta ed un corretto stile di vita (es.: una fisiologica attività fisica quotidiana) la gestione del peso corporeo oggi può essere affrontata con moderni approcci multidisciplinari tra i quali vengono anche sfruttati gli effetti, spesso unici, delle piante medicinali.
I costituenti fitochimici specifici presenti nelle piante medicinali possono aiutare a regolare il peso e il grasso corporeo attraverso modificazioni a livello molecolare di più vie metaboliche coinvolte ad esempio in adipogenesi e lipolisi (S. Rayalam et al, “Phytochemicals and regulation of the adipocyte life cycle,” The Journal of Nutritional Biochemistry, vol. 19, no. 11, pp. 717–726, 2008); le piante medicinali in generale, nella gestione della malattia, sono in grado di esercitare più effetti contemporaneamente attraverso meccanismi farmacologici multipli.
Il cumino (Carum carvi L.) è una potente pianta medicinale che viene tradizionalmente usata per il trattamento dell’obesità.
Scopo dello studio clinico che presentiamo e che è randomizzato, in triplo cieco, controllato con placebo è stato quello di indagare gli effetti “weightlowering” di un estratto di cumino (CE), in aggiunta all’esercizio fisico, in donne sovrappeso ed obese.
70 donne, in buona salute, in sovrappeso ed obese, sottoposte a tre ore di attività aerobica settimanale, sono state divise in due gruppi (35 per il gruppo trattato e 35 nel gruppo placebo) ed hanno ricevuto per tre mesi 30 ml/die di un estratto di cumino o di placebo senza modificare dieta o attività fisica. Al basale e dopo 90 giorni sono stati valutati i cambiamenti nella composizione corporea, negli indici antropometrici, nei parametri clinici e nelle variabili para cliniche.
Al termine dei tre mesi di trattamento nel gruppo trattato (CE) è stata osservata una perdita di peso significativa nel gruppo trattato mentre il peso medio nel gruppo placebo è aumentato (perdita di peso a tre mesi: 72.77 ± 10.84 gruppo placebo, 75.0 ± 12.24, gruppo trattato, p < 0.01); la riduzione dell’indice BMI è risultata maggiore e statisticamente significativa (p < 0.01) nel gruppo trattato (29.85 ± 4.70) rispetto al gruppo placebo (28.50 ± 2.80); la riduzione della percentuale del grasso corporeo (Body Fat) è risultata maggiore e statisticamente significativa (p < 0.01) nel gruppo trattato (34.74 ± 3.74 ) rispetto al gruppo placebo (34.04 ± 2.47); la percentuale di massa muscolare ha mostrato un incremento significativo (p < 0.01) nel gruppo trattato rispetto al gruppo placebo. La riduzione (in centimetri) degli indici antropometrici (WC=Waist circumference) e WHR= Waist-to-hip ratio) è stata osservata in entrambi i gruppi, tuttavia si è dimostrata statisticamente significativa (p < 0.01) solo nel gruppo trattato (91.21 ± 7.90 gruppo placebo; 89.78 ± 8.64 gruppo trattato). Secondo i risultati dello studio, l’estratto di cumino ha mostrato una maggiore efficacia rispetto al placebo nella misurazione di ciascun “outcome” primario.
Al termine dello studio il gruppo trattato con l’estratto di cumino ha evidenziato una significativa riduzione del peso corporeo, di indice BMI, della percentuale di grasso corporeo e del rapporto vita-fianchi senza cambiamenti del profilo lipidico, del peso specifico delle urine e della pressione sanguigna. I risultati dello studio suggeriscono che, nelle donne con necessità di gestione del peso corporeo, una supplementazione integrativa di un estratto di cumino, in combinazione con l’esercizio fisico, senza restrizioni nella dieta, ha un effetto positivo nella riduzione del peso corporeo, dell’indice BMI, della percentuale del grasso corporeo e delle dimensioni corporee, senza variazioni dei parametri clinici; lo studio suggerisce, in sintesi, un possibile approccio fitoterapico con l’estratto di cumino nella gestione di obesità.
Diversi studi precedenti a quello presentato hanno indicato una correlazione tra un moderato consumo di cumino ed una minore incidenza di diabete, dislipidemia, ipertensione, disfunzione epatica, squilibrio dell’ormone riproduttivo, osteoporosi, cancro gastrointestinale e malattie infiammatorie intestinali (R. K. Johri, “Cuminum cyminum and Carum carvi: an update,” Pharmacognosy Reviews, vol. 5, no. 9, pp. 63–72, 2011; A. Sadowska et al, “Pharmacological uses and toxicology of caraway,” in Caraway:The Genus Carum, ´E. N´emeth, Ed., pp. 165–174, HarwoodAcademic, Amsterdam,The Netherland, 1998).; altri studi hanno indicato gli effetti epatoprotettivi e di sicurezza ed eccellente tollerabilità del cumino sia in prodotti farmaceutici sia alimentari (A. Sadowska et al, “Pharmacological uses and toxicology of caraway,” in Caraway:The Genus Carum, ´E. N´emeth, Ed., pp. 165–174, HarwoodAcademic, Amsterdam,The Netherland, 1998; I. Samojlik et al, “Antioxidant and hepatoprotective potential of essential oils of coriander (Coriandrum sativum L.) and Caraway (Carum carvi L.) (Apiaceae),” Journal of Agricultural andFood Chemistry, vol. 58, no. 15, pp. 8848–8853, 2010).
I risultati dello studio clinico proposto nella newsletter sono coerenti con quelli di uno studio precedente, nel modello animale, che ha dimostrato un plausibile effetto antiobesità del cumino con meccanismo “multi targeted”, attraverso le capacità dell’officinale di modificare le espressioni geniche associate all’infiammazione e all’adipogenesi (S. Cho et al, “Carvacrol prevents dietinduced obesity by modulating gene expressions involved in adipogenesis and inflammation in mice fed with high-fat diet,” The Journal of Nutritional Biochemistry, vol. 23, no. 2, pp. 192– 201, 2012.)Tra i numerosi studi disponibili, due studi in particolare hanno riportato gli effetti terapeutici del cumino in diverse malattie come il diabete mellito, la malattia cardiovascolare (CVD) e l’ipertensione, che sono note come complicanze comuni dell’obesità (M. Eddouks et al,, “Caraway and caper: potential anti-hyperglycaemic plants in diabetic rats,” Journal of Ethnopharmacology, vol. 94, no. 1, pp. 143–148, 2004.37-39; A. Tahraoui, et al, “Ethnopharmacological survey of plants used in the traditional treatment of hypertension and diabetes in south-eastern Morocco “,Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine (Errachidia province),” Journal of Ethnopharmacology, vol. 110, no. 1, pp. 105–117, 2007).
Secondo i risultati dello studio la capacità del cumino di ridurre peso e grasso corporeo sarebbe direttamente correlato con gli effetti anti-microbici di alcuni componenti dell’officinale come il carvacrolo (polifenolo) e gli acidi grassi insaturi (UFA) (B. Laribi et al, “Essential oils and fatty acids composition of Tunisian, Germanand Egyptian caraway (Carum carvi L.) seed ecotypes: acomparative study,” Industrial Crops and Products, vol. 41, pp.312–318, 2013); si ritiene che questi composti bioattivi possano bilanciare la microflora intestinale (Gut Microbiota) che risulta coinvolta nella digestione degli alimenti e nell’assorbimento che contribuiscono all’omoeostasi intestinale (K. H. C. Baser, “Biological and pharmacological activities of carvacrol and carvacrol bearing essential oils,” Current Pharmaceutical Design, vol. 14, no. 29, pp. 3106–3119, 2008); Gut Microbiota modula l’espressione genica nel corpo umano coinvolgendo la fisiologia e il metabolismo dell’ospite, come i meccanismi coinvolti nel problema dell’obesità (F. B¨ackhed, “Programming of host metabolism by the gut microbiota,” Annals of Nutrition and Metabolism, vol. 58, no. 2, pp. 44–52, 2011).
Come già dimostrato il carvacrolo e gli UFA contribuirebbero ad inibire la crescita di batteri patogeni a favore della proliferazione dei commensali positivi. (J. Michiels et al, “In vitro dose-response of carvacrol, thymol, eugenol and trans-cinnamaldehyde and interaction of combinations for the antimicrobial activity against the pig gut flora,” Livestock Science, vol. 109, no. 1–3, pp. 157–160, 2007; R. K.Upreti et al, “Alterations in rat gut bacteria and intestinal epithelial cells following experimental exposure of antimicrobials,” FEMS Immunology & Medical Microbiology, vol. 54, no. 1, pp. 60–69, 2008).
Sempre secondo lo studio in questo processo, i bioattivi del cumino probabilmente modificano Gut Microbiota attraverso l’attivazione dell’espressione di alcuni geni specifici coinvolti nel metabolismo dei lipidi e che inibiscono l’infiammazione e adipogenesi (S. Cho et al, “Carvacrol prevents dietinduced obesity by modulating gene expressions involved in adipogenesis and inflammation in mice fed with high-fat diet,” The Journal of Nutritional Biochemistry, vol. 23, no. 2, pp. 192– 201, 2012; Y. B. Lombardo et al, “Effects of dietary polyunsaturatedn-3 fatty acids on dyslipidemia and insulin resistance in rodents and humans. A review,” The Journal of Nutritional Biochemistry, vol. 17, no. 1, pp. 1–13, 2006.).
L’attività del cumino nell’equilibrare il Gut Microbiota inibirebbe l’infiltrazione di macrofagi nei tessuti obesi adiposi inoltre inibirebbe la conversione dei preadipociti in adipociti maturi, prevenendo così la differenziazione degli adipociti e contrastando adipogenesi (P. D. Cani et al, “The gut microbiome as therapeutictarget,” Pharmacology and Therapeutics, vol. 130, no. 2,pp. 202–212, 2011).
Come noto gli UFA migliorano l’ossidazione degli acidi grassi portando a lipolisi e perdita di grasso (A. Iyer et al, “Inflammatory lipid mediators in adipocyte functionand obesity,” Nature Reviews Endocrinology, vol. 6, no. 2, pp. 71–82, 2010; N. S. Kalupahana et al, “(n-3) fatty acids alleviate adipose tissue inflammation and insulin resistance: mechanistic insights,” Advances in Nutrition, vol. 2, no. 4, pp. 304–316, 2011).
In diversi altri studi è stato dimostrato che i costituenti del cumino stimolano anche l’apoptosi nei pre-adipociti grazie alla loro attività antiossidante e riducono la massa del tessuto adiposo prevenendo l’adipogenesi e migliorando la lipolisi negli adipociti (S. Rayalam et al, “Phytochemicals and regulation of the adipocyte life cycle,” The Journal of Nutritional Biochemistry, vol. 19, no. 11, pp. 717–726, 2008; C.-L. Hsu et al, “Effects of flavonoids and phenolic acids on the inhibition of adipogenesis in 3T3-L1 adipocytes,” Journal of Agricultural and Food Chemistry, vol. 55, no. 21, pp. 8404–8410, 2007; C.-L. Hsu et al,, “Phenolic compounds: evidence for inhibitory effects against obesity and their underlying molecular signaling mechanisms,”Molecular Nutrition & Food Research, vol. 52, no. 1, pp. 53–61, 2008).
Durante lo studio nei due gruppi di trattamento non sono state osservate variazioni idriche corporee, mentre sono state osservate una riduzione di peso corporeo e di massa grassa ed un incremento di massa muscolare. Il fatto che anche nel gruppo placebo siano state osservate variazioni significative nella composizione corporea indica che l’esercizio fisico non ha avuto alcun effetto interferente e/o sinergico sugli effetti di peso e di grasso; questa osservazione implicherebbe che i positivi cambiamenti della composizione corporea osservati nel gruppo trattato con cumino dipenderebbe dai componenti bioattivi dello stesso anche se è riconosciuto che anche nel gruppo trattato esiste probabilmente un effetto anche dell’esercizio sulla riduzione di peso e sulla riduzione di grasso.
Lo studio suggerisce che i bio prodotti formati durante la lipolisi vengano convertiti in massa muscolare grazie all’attività fisica, coerentemente con gli adattamenti fisiologici all’esercizio, riducendo la massa grassa e favorendo l’aumento della massa magra. (L. B. Panton et al, “Nutritional supplementation of the leucine metabolite -hydroxy– methylbutyrate (HMB) during resistance training,” Nutrition, vol. 16, no. 9, pp. 734–739, 2000; S. L. Nissen et al, “Effect of dietary supplements on lean mass and strength gains with resistance exercise: a metaanalysis,” Journal of Applied Physiology, vol. 94, no. 2, pp. 651– 659, 2003).
Pur nel riconoscimento dei suoi limiti lo studio presentato è uno dei pochi disponibili sulla matrice umana nella valutazione degli effetti della supplementazione di cumino sulla composizione corporea e sugli indici antropometrici (sovrappeso ed obesità), in combinazione con un programma di esercizi fisici senza variazioni della dieta; il disegno dello studio in triplo cieco avvalora l’accuratezza dei risultati e riduce il potenziale pregiudizio nella valutazione dei risultati.
Durante lo studio nel gruppo trattato non sono stati osservati importanti avventi avversi avvalorando le tradizionali conoscenze sull’ottima tollerabilità del cumino e delle sue forme estrattive.
Le conclusioni dello studio indicano il potenziale ruolo dei bioattivi del cumino nella gestione del peso corporeo facendo ipotizzare che gli effetti “weightlowering” dell’officinale derivino da un effetto prebiotico indiretto nell’intestino attraverso il bilanciamento della crescita del suo Gut Microbiota. In un approccio dietologico sostenibile l’assunzione di cumino, anche in forme estrattive farmaceutiche, dovrebbe essere associata ad idonea attività fisica e a uno stile di vita sano e continuativo.