Newsletter Fitoterapia nr. 40 – Dicembre 2018

Newsletter

Newsletter n° «40»

Dicembre 2018

Rodiola Rosea:

Un alleato antivirale naturale specifico anche nell’attività sportiva

 

Frontiers in nutrition, July 2015 | Volume 2 | Article 24.

Rhodiola rosea exerts antiviral activity in athletes following a competitive marathon race.

Ahmed, Maryam, et al. 

Come noto Rhodiola rosea L (Rodiola) è una antica pianta medicinale tradizionalmente impiegata per i suoi effetti adattogeni utili in casi di affaticamento fisico e mentale e rappresenta anche nel mondo contemporaneo un’utile integrazione in situazioni di stress cronico per migliorare le fisiologiche capacità di adattamento dell’organismo in momento di maggiore impegno fisico e mentale, contribuendo alla globale qualità della vita e ad un miglior tono dell’umore.

Rhodiola rosea viene generalmente classificata quindi come pianta medicinale ad effetto adattogeno ed tonico psico-fisico [1] come anche indicato dal Committee on Herbal Medicinal Products (HMPC) di EMA (European Medicines Agency) [2].

1. Panossian, Alexander, G. Wikman, and Jerome Sarris. “Rosenroot (Rhodiola rosea): traditional use, chemical composition, pharmacology and clinical efficacy.” Phytomedicine 17.7 (2010): 481-493.PubMed.
2. EMA/HMPC/232091/2011, Community herbal monograph on Rhodiola rosea L.,rhizoma et radix.

Sono molto interessanti inoltre gli effetti che Rhodiola rosea può esercitare (come per altro da uso tradizionale) come integrazione specifica in aiuto alle generali capacità di adattamento dell’organismo in caso di temperature molto fredde [3] o nei disturbi d’alta quota [4].

3. Timpmann, Saima, et al. “Influence of Rhodiola rosea on the heat acclimation process in young healthy men.” Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism 43.1 (2017): 63-70.
4. Sharma, Priyanka, and Kshipra Misra. “Rhodiola sp.: The Herbal Remedy for High-Altitude Problems.” Management of High Altitude Pathophysiology. Academic Press, 2018. 81-92.

In realtà gli approfondimenti scientifici sull’argomento sono coerenti con il tradizionale impiego medicinale di Rhodiola rosea che storicamente veniva impiegata in regioni molto fredde come ad esempio la Mongolia oppure la Russia; a questo proposito basti pensare che nella ex Unione Sovietica la supplementazione di Rhodiola veniva correntemente somministrata alle truppe delle armate non solo per promuovere efficienza fisica e mentale ma anche per migliorare la resistenza alle temperature molto rigide; questa supplementazione viene tutt’ora adottata con successo.

Il globale profilo farmacologico di Rhodiola rosea la identifica come un adattogeno completo e versatile [5] nel senso più letterale del termine poiché è dimostrato che può contribuire non solo al recupero dell’affaticamento fisico e mentale ma anche alla fisiologica funzionalità del sistema immunitario [6].

5. Khanum, Farhath, Amarinder Singh Bawa, and Brahm Singh. “Rhodiola rosea: a versatile adaptogen.” Comprehensive reviews in food science and food safety 4.3 (2005): 55-62.
6. Olsson, Erik MG, Bo von Schéele, and Alexander G. Panossian. “A randomised, double-blind, placebo-controlled, parallel-group study of the standardised extract shr-5 of the roots of Rhodiola rosea in the treatment of subjects with stress-related fatigue.” Planta medica 75.02 (2009): 105-112.

Anche recentemente la letteratura scientifica ha ulteriormente evidenziato i potenziali benefici di Rhodiola rosea nel contrastare i disturbi a carico dell’apparato respiratorio di origine infettiva come già osservato nell’uso tradizionale; ad esempio nell’antica Mongolia Rhodiola rosea veniva impiegata come antitubercolare [7]; nel modello sperimentale Rhodiola rosea ed i suoi bioattivi mostrano promettenti effetti antinfettivi come quelli antibatterici [8]; gli effetti antivirali di Rhodiola rosea sono stati studiati non solo in vitro ma anche nell’uomo (ex-vivo) in condizioni di maggior rischio di infezioni virali, come ad esempio quelle che si verificano a seguito di attività sportiva molto intensa, e per le quali un temporaneo indebolimento del sistema immunitario aumenterebbe la suscettibilità ad infezioni sia virali sia batteriche.

Rispetto a questi razionali Rhodiola si profilerebbe nel senso più completo di adattogeno anche come un utile supplemento nei periodi dell’anno in cui le condizioni climatiche, come il freddo, predispongono ai disturbi infettivi tipici delle alte vie aeree come suggerito da alcuni studi scientifici ed in particolare da uno di questi che ha specificatamente accertato, in vitro, anche la capacità di Rhodiola rosea di contrastare l’infezione cellulare da influenza virus [9].

7. Chu, Jih-Chiao, et al. “Effective tuberculosis case management of prisons in Taiwan.” Journal of the Formosan Medical Association= Taiwan yi zhi 116.7 (2017): 567-567.
8. Kosakowska, Olga, et al. “Antioxidant and Antibacterial Activity of Roseroot (Rhodiola rosea L.) Dry Extracts.” Molecules 23.7 (2018): 1767.
9. Jeong, Hyung Jae, et al. “Neuraminidase inhibitory activities of flavonols isolated from Rhodiola rosea roots and their in vitro anti-influenza viral activities.” Bioorganic & medicinal chemistry 17.19 (2009): 6816-6823.

Nell’uomo è ampiamente dimostrato infatti che lo stress fisico, determinato da attività sportiva molto intensa (tipica degli atleti professionisti), soprattutto nell’immediato tempo post-gara, determina una temporanea inefficienza del sistema immunitario che espone gli atleti a maggior rischio di infezioni virali e batteriche; questo problema si dimostra con maggior evidenza in alcune discipline sportive come ad esempio la maratona [10,11,12].

10.Powers SK, Jackson MJ. Exercise-induced oxidative stress: cellular mechanisms and impact on muscle force production. Physiol Rev (2008).
11.Martin SA, Pence BD, Woods JA. Exercise and respiratory tract viral infections. Exerc Sport Sci Rev (2009).
12.Nieman DC. Exercise, upper respiratory tract infection, and the immune system. Med Sci Sports Exerc (1994); Nieman DC. Marathon training and immune function. Sports Med (2007).

Lo studio che segnaliamo ha voluto indagare gli effetti antivirali ed antibatterici nel siero del sangue di atleti maratoneti professionisti ai quali è stato somministrata una integrazione di un estratto di Rhodiola rosea.

Condotto in USA e pubblicato nel 2015 da “Frontiers in nutrition” lo studio rappresenta una ulteriore evidenza del razionale dell’impiego degli adattogeni in generale confermandone la più generale capacità di sostenere l’efficienza del sistema immunitario.
Per lo studio, randomizzato in doppio cieco, sono stati arruolati 48 maratoneti professionisti di ambo i sessi che sono stati suddivisi in un gruppo di trattamento con Rhodiola rosea e un gruppo trattato con placebo; sia l’estratto di Rodiola, sia il placebo sono stati somministrati nei 30 giorni precedenti la gara, il giorno della maratona, e per 7 giorni dopo la maratona. I campioni del siero di sangue sono stati raccolti il giorno precedente alla gara, 15 minuti e 1,5 ore dopo il termine della gara.

Le conclusioni dello studio (in ex-vivo) indicano che il siero prelevato dopo la maratona dagli atleti che avevano assunto la Rodiola, non ha direttamente ridotto la mortalità delle cellule Hela indotta dall’infezione con il virus della stomatite vescicolare, tuttavia la supplementazione di Rodiola ha indotto una attività antivirale (nei primi periodi post-infezione) ritardando con evidenza la replicazione virale (P = 0,013 rispetto a placebo).
In nessuno dei due gruppi il siero raccolto, sia prima sia dopo maratona, è riuscito invece ad inibire la crescita di Escherichia coli indicando che Rhodiola rosea, in questo modello, non abbia esercitato generali attività antibatteriche.

I risultati dello studio indicano che, in soggetti che assumo Rodiola, i composti bioattivi dell’officinale nel siero possono esercitare effetti antivirali protettivi nei confronti di infezioni virali dipendenti da esercizio fisico intenso e prolungato, rallentando la replicazione virale.

Dall’articolo

Rhodiola rosea (Rodiola conosciuta anche come Golden Root, radice artica) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Crassulaceae che cresce ad alta quota nelle regioni artiche e montuose in tutta Europa e in Asia [13]

Rodiola è stata storicamente utilizzata per trattare una serie di condizioni, inclusi affaticamento, depressione e ansia, impotenza e disturbi del sistema nervoso, disturbi respiratori e le sue proprietà adattogene e potenzialmente ergogeniche (anche nello sport) [14,15] sono state ampiamente studiate per il miglioramento delle prestazioni fisiche e mentali e riduzione della fatica.

13. Panossian A, Wikman G, Sarris J. Rosenroot (Rhodiola rosea): traditional use, chemical composition, pharmacology and clinical efficacy. Phytomedicine (2010) 17:481–93].
14. Nieman DC, Laupheimer MW, Ranchordas MK, Burke LM, Stear SJ, Castell LM. A-Z of nutritional supplements: dietary supplements, sports nutrition foods and ergogenic aids for health and performance – part 33. Br J Sports Med (2012) 46:618–20.
15. Walker TB, Robergs RA. Does Rhodiola rosea possess ergogenic properties? Int J Sport Nutr Exerc Metab (2006) 16:305–15.

Più recentemente è stato osservato che Rhodiola rosea ed i suoi componenti bioattivi polifenolici (come rosavin, salidroside, siringina, triandrina e tirosolo) avrebbero la potenzialità di esercitare effetti positivi di contrasto a diversi agenti patogeni.
Ad esempio i flavonoidi isolali dalle radici di Rodiola in vitro hanno dimostrato di esercitare attività antivirale inibendo l’attività delle neuraminidasi nelle infezioni da Clostridium perfringens e da virus dell’influenza [16].
Il salidroside, che viene ritenuto un importante componente bioattivo della Rhodiola rosea, è in grado di modulare l’espressione di citochine antivirali (IFNγ e TNFα) e di inibire la replicazione coxsackievirus B3 (virus citolitico della specie degli Enterovirus umani B) [17] attraverso probabile modulazione dello stress ossidativo [18].
Più recentemente, altri studi hanno dimostrato che i bioattivi di Rhodiola inibiscono la moltiplicazione del virus della “Dengue” regolando i geni di risposta immunitaria innata (RIG-I, MDA5 e ISG), determinando un’efficace risposta immunitaria antivirale [19].

16. Jeong HJ, Ryu YB, Park SJ, Kim JH, Kwon HJ, Park KH, et al. Neuraminidase inhibitory activities of flavonols isolated from Rhodiola rosea roots and their in vitro anti-influenza viral activities. Bioorg Med Chem (2009) 17:6816–23.
17. Wang H, Ding Y, Zhou J, Sun X, Wang S. The in vitro and in vivo antiviral effects of salidroside from Rhodiola rosea L. against coxsackievirus B3. Phytomedicine (2009).
18. Zhu J, Wan X, Zhu Y, Ma X, Zheng Y, Zhang T. Evaluation of salidroside in vitro and in vivo genotoxicity. Drug Chem Toxicol (2010) 33:220–6.
19. Diwaker D, Mishra KP, Ganju L, Singh SB. Rhodiola inhibits dengue virus multiplication by inducing innate immune response genes RIG-I, MDA5 and ISG in human monocytes. Arch Virol (2014).

Presi nel loro insieme, questi dati evidenziano la capacità antivirale della Rhodiola rosea e suggeriscono il suo potenziale come possibile strategia integrativa contro una varietà di malattie infettive.
Altri studi in vitro hanno indicato proprietà antimicrobiche delle specie di Rodiola, tuttavia questi effetti non sono stati ancora ben valutati sull’uomo.

Scopo dello studio è stato quello di valutare vs. placebo l’attività antivirale e antibatterica, nel siero di atleti professionisti, esercitata da un estratto di Rodiola somministrato per 30 giorni prima di partecipare ad una maratona competitiva. Questo studio rappresenta un’estensione di un precedente studio che ha studiato il potenziale adattogeno di Rhodiola rosea in maratoneti professionisti [20].

20. Shanely RA, Nieman DC, Zwetsloot KA, Knab AM, Imagita H, Luo B, et al. Evaluation of Rhodiola rosea supplementation on skeletal muscle damage and inflammation in runners following a competitive marathon. Brain Behav Immun (2014).

Notoriamente gli esercizi molto intensi di resistenza, compresa lo sforzo fisico nella maratona, possono indurre cambiamenti negativi nel sistema immunitario, infatti, durante l’esercizio fisico intenso, si verifica un sostanziale aumento della produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) con conseguente stress ossidativo, danno alla ultrastruttura delle fibre muscolari scheletriche, infiammazione e disfunzione immunitaria transitoria [21].

L’immunosoppressione transitoria indotta da un intenso esercizio prolungato è associata ad un aumento dell’incidenza e della gravità delle infezioni respiratorie acute; diversi studi, condotti su atleti professionisti di sport di resistenza, hanno osservato una diminuzione dei livelli di IgA salivari e della funzione delle cellule natural killer (NK) che esercitano un ruolo protettivo contro virus respiratori, come virus dell’influenza e rinovirus [22,23]; sulla base di queste premesse vi è pertanto un grande interesse nel individuare per gli atleti contromisure efficaci, al fine di ridurre il rischio di contrarre infezioni dopo un intenso esercizio fisico [24].

21. Powers SK, Jackson MJ. Exercise-induced oxidative stress: cellular mechanisms and impact on muscle force production. Physiol Rev (2008) 88:1243–76. doi:10. 1152/physrev.00031.2007.
22. Martin SA, Pence BD, Woods JA. Exercise and respiratory tract viral infections. Exerc Sport Sci Rev (2009) 37:157–64; Nieman DC. Exercise, upper respiratory tract infection, and the immune system. Med Sci Sports Exerc (1994) 26:128–39.
23. Nieman DC. Marathon training and immune function. Sports Med (2007) 37:412–5.
24. Ahmed M, Henson DA, Sanderson MC, Nieman DC, Gillitt ND, Lila MA. The protective effects of a polyphenol-enriched protein powder on exercise-induced susceptibility to virus infection. Phytother Res (2014) 28:1829–36.

Poiché esistono ovvie limitazioni, imposte da vincoli etici, per la valutazione di effetti anti-patogenetici sull’uomo, lo studio è stato condotto in vitro su campioni di siero prelevati dagli atleti, per valutare in esso la presenza di sostanze, derivanti dalla supplementazione con Rodiola, capaci di inibire la crescita batterica, la replicazione virale e gli effetti citopatici (CPE) associati alle infezioni virali; la metodologia tecnica dello studio ha consentito di ottenere risultati coerenti e riproducibili, in modo sicuro e non invasivo.

Globalmente i risultati dello studio indicano, attraverso un modello sperimentale ritenuto affidabile, che Rhodiola rosea, attraverso i suoi componenti bioattivi, può rallentare la replicazione virale nelle infezioni che possono essere indotte da esercizio fisico intensivo, ma non dimostrerebbe effetti sulla crescita di Escherichia coli (E. coli) e Staphylococcus aureus (S. aureus); coerentemente con i risultati di altri studi Rhodiola rosea dimostrerebbe quindi una interessante attività antivirale.

Più nel dettaglio lo studio è stato condotto su maratoneti professionisti che hanno partecipato alla Thunder Road Marathon il 17 novembre 2012 (Charlotte, NC, USA); per la sperimentazione clinica sono stati arruolati 55 partecipanti di cui 48 hanno completato lo studio; tutti i partecipanti erano atleti professionisti che detenevano un record personale di conclusione della gara in 4,5 ore (o in un tempo inferiore) nei due anni precedenti, di età compresa tra i 25 e i 65 anni; tutti i partecipanti durante tutto il periodo della sperimentazione avevano evitato di assumere integratori o farmaci che contrastassero i fenomeni infiammatori.

Per lo studio è stato impiegato un estratto di Rhodiola rosea che rendeva disponibile, per 300 mg di peso /cps, 11,3 mg di rosavine e 4,3 mg di salidroside; il placebo era rappresentato da capsule contenenti 300 mg di amido di mais.
Sia il gruppo di partecipanti “verum” sia per il gruppo di partecipanti “placebo” non differivano significativamente per età, peso corporeo, indice di massa corporea, grasso corporeo e tempo di completamento della maratona.

Ai partecipanti sono state somministrate 2 capsule al giorno di estratto di Rodiola o di placebo (la mattina prima di colazione e la sera prima di cena) per 30 giorni prima della maratona, lo stesso giorni della maratona e per 7 giorni dopo la gara; i campioni di sangue sono stati raccolti il giorno precedente alla gara e 15 minuti e 1,5 ore dopo il suo termine.

Per la parte in vitro della sperimentazione sono state impiegate cellule tumorali della cervice uterina (HeLa), appositamente coltivate, che successivamente sono state infettate con il virus della stomatite vescicolare (VSV) che è un agente virale (RNA a filamento negativo) simile al virus della rabbia e dell’influenza. Il virus della stomatite vescicolare si dimostra altamente citopatico su una molteplice varietà di linee cellulari come ad esempio i neuroni e le cellule epiteliali respiratorie, e rappresenta un modello affidabile per lo studio dei virus patogeni [25].

Gli effetti antivirali dei bioattivi di Rhodiola rosea sono stati valutati nella loro capacità nel siero di contrastare la capacità di SVS di uccidere le cellule “permissive” (che vengono infettate e consentono la trascrizione del genoma) inoltre gli stessi bioattivi sono stati valutati per la loro capacità di inibire la replicazione del virus della stomatite vescicolare (VSV).
La capacità antibatterica dei bioattivi di Rodiola è stata valutata sul loro effetto nel siero di inibizione della crescita di batteri selezionati come Escherichia coli (E. coli) K-12 o Staphylococcus aureus coagulasi-positivo (S. aureus).

I risultati dello studio indicano che nei due gruppi di trattamento non è stata osservata una differenza (sia su campioni di siero raccolti prima sia su campioni di siero raccolti dopo la maratona) sulla vitalità delle cellule HeLa e, avendo anche osservato un aumento medio della vitalità cellulare dopo la gara in entrambi i gruppi, questo aspetto escluderebbe che il siero contenente i bioattivi di Rodiola abbia avuto effetti citotossici sulle cellule; questi risultati indicherebbero che i bioattivi di Rodiola non hanno protetto direttamente le cellule dagli effetti citopatici del virus della stomatite vescicolare.

Diversamente i risultati dello studio confermerebbero invece che i bioattivi di Rhodiola rosea siano in grado di contrastare i primi effetti dell’infezione virale influenzandone le fasi di replicazione.
Per dimostrare questo effetto dei bioattivi di Rodiola le cellule HeLa sono state infettate, dopo normalizzazione dei tempi di incubazione, con un ceppo ricombinante del virus VSV (rwt-GFP); questo ceppo ricombinante è in grado indicare i tassi di replicazione virale attraverso differenze misurabili di fluorescenza di colore verde; maggiore è il tasso di fluorescenza e maggiore è la replicazione virale e viceversa [26].

25. Hastie E, Grdzelishvili VZ. Vesicular stomatitis virus as a flexible platform for oncolytic virotherapy against cancer. J Gen Virol (2012) 93:2529–45.
26. Whitlow ZW, Connor JH, Lyles DS. Preferential translation of vesicular stom-atitis virus mRNAs is conferred by transcription from the viral genome. J Virol (2006) 80:11733–42.

Dopo 6 ore dall’infezione, è stata osservata una fluorescenza (GFP) minima e non significativa delle cellule esposte al siero (raccolto dopo 15 minuti da termine della gara) contenente i bioattivi di Rodiola a differenza di quanto osservato nel gruppo placebo in cui la fluorescenza è risultata superiore e anche dopo 12 ore dall’infezione la fluorescenza media geometrica era significativamente più bassa nelle cellule esposte al siero prelevato dal gruppo trattato con Rodiola rispetto al gruppo placebo (P = 0,013). Questi risultati indicherebbero che Rhodiola rosea ha ritardato l’infezione virale già subito dopo la maratona e sebbene il virus abbia recuperato la sua capacità di infettare le cellule (nelle 12 ore dopo l’infezione), il grado di replicazione all’interno delle cellule è risultato significativamente più basso per tutte le 12 ore (come indicato dai dati geometrici di fluorescenza media).

Gli effetti antibatterici dei bioattivi di Rodiola nel siero sono invece stati valutati sulla loro capacità di inibire la crescita dei batteri patogeni E. coli e S. aureus; in merito i risultati dello studio indicano che in entrambi gruppi, a seguito dell’esercizio fisico intensivo, si è osservato un aumento significativo della crescita sia nel gruppo trattato con Rodiola (aumento del 16.8%, P = 0.018) sia nel gruppo trattato con placebo (aumento del 14.2%, P = 0,052), valori che si sono normalizzati nella fase di recupero, indicando che un esercizio intenso e prolungato porta i soggetti ad una maggiore suscettibilità alle infezioni batteriche, che in questo caso non è stata migliorata dall’assunzione di Rhodiola rosea.

I risultati dello studio indicano che la supplementazione con Rhodiola rosea negli atleti ha un potenziale protettivo nei confronti della suscettibilità dell’organismo, indotta dall’esercizio fisico, alle infezioni attenuando la replicazione virale.

Le conclusioni dello studio risultano coerenti con quanto già osservato per un altro genere della specie Rodiola e cioè la Rodiola imbricata il cui estratto acquoso, sempre della radice, si è dimostrato in grado di indurre l’espressione della risposta immunitaria mediata da RIG-I e MDA5 in risposta all’infezione con il virus della Dengue. In sintesi RIG-I e MDA5 sono strutture citoplasmatiche che funzionano come recettori di riconoscimento nella rilevazione di prodotti virali intracellulari, come gli acidi nucleici virali, che portano all’espressione di interferoni di tipo I (IFN-α / β) [27,28] che a loro volta si legano ai recettori (IFNα) delle cellule circostanti per attivare la trascrizione con funzioni antivirali dei geni. I due componenti chiave dell’attività mediata da IFN contro i virus sono la 2’, 5′-oligoadenilato sintetasi (2′, 5′-OAS) e la proteina MxA (Myxovirus resistance protein 1) che inibiscono la replicazione virale inducendo la degradazione dell’RNA virale e inibendone la diffusione [29].

Le strutture RIG-I rispondono ad una varietà di virus a RNA a filamento positivo e negativo, compreso il virus della stomatite vescicolare (VSV) [30]; sulla base di questi meccanismi risulta quindi possibile che Rhodiola rosea regoli la risposta antivirale nelle cellule infette in modo simile a Rhodiola imbricata e che questo effetto dipenda dalla riduzione della replicazione virale come osservato per il siero contenente i bioattivi di Rhodiola rosea rispetto a placebo. Dallo studio emerge che l’integrazione con Rhodiola rosea può aver ritardato con successo le prime fasi del ciclo di replicazione di VSV, nelle cellule Hela, inducendo l’espressione di fattori antivirali.

27. Kato H, Takeuchi O, Sato S, Yoneyama M, Yamamoto M, Matsui K, et al. Differential roles of MDA5 and RIG-I helicases in the recognition of RNA viruses. Nature (2006) 441:101–5.
28.Yoneyama M, Fujita T. Function of RIG-I-like receptors in antiviral innate immunity. J Biol Chem (2007) 282:15315–8.
29. Ivashkiv LB, Donlin LT. Regulation of type I interferon responses. Nat Rev Immunol (2014)]
30. Rieder M, Conzelmann KK. Rhabdovirus evasion of the interferon system. J Interferon Cytokine Res (2009) 29:499–509.

Come anticipato, in modo diverso si pongono le evidenze rispetto agli effetti di Rhodiola rosea e dei suoi estratti nei confronti delle infezioni da agenti patogeni batterici. Cybulska et al. hanno concluso che estratti di Rhodiola rosea contenenti salidroside e rosavin hanno dimostrato una certa attività inibitoria nei confronti di ceppi isolati di Neisseria Ghonorrhea con diversi fenotipi di resistenza antimicrobica [31]; sebbene in questo studio si ipotizzi un potenziale effetto inibitorio delle specie di Rhodiola sulle infezioni batteriche, le conclusioni sperimentali, non indicano una inibizione della crescita di E. coli e S. aureus in coltura; questo dato sarebbe coerente con quanto già emerso in un altro studio su atleti nei quali un particolare complesso a base di proteine di soia e polifenoli di tè verde e mirtillo non ha inibito la crescita E. coli e S.aureus [32] contrariamente a quanto ci si attendeva poiché è noto che le catechine del tè verde sono risultate efficaci nel ridurre l’espressione dei fattori di virulenza batterica, come quelli responsabili della formazione del biofilm e della motilità [33].

31. Cybulska P, Thakur SD, Foster BC, Scott IM, Leduc RI, Arnason JT, et al. Extracts of Canadian first nations medicinal plants, used as natural products, inhibit Neisseria gonorrhoeae isolates with different antibiotic resistance pro-files. Sex Transm Dis (2011) 38:667–71.
32. Ahmed M, Henson DA, Sanderson MC, Nieman DC, Gillitt ND, Lila MA. The protective effects of a polyphenol-enriched protein powder on exercise-induced susceptibility to virus infection. Phytother Res (2014) 28:1829–36.
33. Daglia M. Polyphenols as antimicrobial agents. Curr Opin Biotechnol (2012) 23:174–81.

Risulta pertanto possibile che anche il salidroside ed altri composti fenolici bioattivi in Rhodiola rosea esercitino effetti antibatterici che in questo studio non sono stati misurati; a sostegno di questa ipotesi, il salidroside contenuto in Rhodiola crenulata ha dimostrato di essere un composto attivo responsabile della prevenzione della formazione del biofilm di Propionibacterium acnes in vitro [34]; poiché durante tutto lo studio non sono stati rilevati e misurati i livelli di polifenoli circolanti, è possibile che questi ultimi potessero essere presenti ma in concentrazione inferiore a quella inibitoria (MIC) per E.Coli e S.aureus.

34. Coenye T, Brackman G, Rigole P, De Witte E, Honraet K, Rossel B, et al. Eradication of Propionibacterium acnes biofilms by plant extracts and putative identification of icariin, resveratrol and salidroside as active compounds. Phy-tomedicine (2012) 19:409–12.

Poiché gli studi indicano prevalentemente che Rodiola induce cambiamenti cellulari di natura antivirale, è probabile che i virus e altri agenti patogeni intracellulari possano essere più suscettibili agli effetti della supplementazione di Rhodiola rosea rispetto ai patogeni extracellulari.
Da un punto di vista strettamente pratico, poiché gli atleti impegnati in sport di resistenza sono suscettibili di malattie virali acute dopo lo sforzo intenso, gli effetti antivirali della Rhodiola rosea risulterebbero quindi particolarmente applicabili nella condizione atletica.
Come noto durante l’esercizio fisico intenso, si verifica un sostanziale aumento di ROS, che non è solo associato alla distruzione di cellule e tessuti, ma anche alla regolazione (dis-regolazione) delle risposte immunitarie a livello di entrambe le cellule T e delle cellule che presentano l’antigene [35].

Lo stress ossidativo e la produzione eccessiva di superossidi possono concorrere negativamente nel favorire infezioni associate a una varietà di diversi virus e promuovere il generale danno tissutale, forse attraverso l’attivazione del fattore di trascrizione NF-kβ che concorre ad un maggiore stato infiammatorio e all’ apoptosi delle cellule infettate [36].
Pertanto, le fonti nutrizionali naturali di antiossidanti contenenti composti polifenolici hanno il potenziale di attenuare il danno ossidativo agendo come scavenger di ROS, chelanti metallici e modulatori enzimatici [37,38].

35. Maraldi T. Natural compounds as modulators of NADPH oxidases. Oxid Med Cell Longev (2013) 2013:271602.
36. Reshi ML, Su YC, Hong JR. RNA viruses: ROS-mediated cell death. Int J Cell Biol (2014) 2014:467452.
37. Maraldi T. Natural compounds as modulators of NADPH oxidases. Oxid Med Cell Longev (2013) 2013:271602.
38. Khurana S, Piche M, Hollingsworth A, Venkataraman K, Tai TC. Oxidative stress and cardiovascular health: therapeutic potential of polyphenols. Can J Physiol Pharmacol (2013) 91:198–212.

Analogamente i polifenoli presenti in Rhodiola rosea possono ridurre il rischio di contrarre infezioni virali in seguito a esercizio fisico intenso inibendo lo stress ossidativo [39]; è tuttavia plausibilmente possibile che Rhodiola possa agire nell’attenuazione della replicazione virale con meccanismi alternativi a livello cellulare, come osservato nello studio.

39.Sist, Paola, et al. “Rhodiola rosea, a protective antioxidant for intense physical exercise: An in vitro study.” Journal of Functional Foods 48 (2018): 27-36.

Frontiers in nutrition, July 2015 | Volume 2 | Article 24.

Rhodiola rosea exerts antiviral activity in athletes following a competitive marathon race.

Maryam Ahmed 1*, Dru A. Henson 1, Matthew C. Sanderson1, David C. Nieman 2, Jose M. Zubeldia 3 and R. Andrew Shanely 4

Author information:
(1)Department of Biology, Appalachian State University, Boone, NC, USA, (2)Human Performance Laboratory, Appalachian State University, Kannapolis, NC, USA, (3)PoliNat SL, Las Palmas, Spain, (4)Department of Health and Exercise Science, Appalachian State University, Boone, NC, USA

Abstract

Rhodiola rosea, a medicinal plant with demonstrated adaptogenic properties, has recently been reported to contain active compounds with antimicrobial activity. The goal of this study was to measure the antiviral and antibacterial properties of the bioactive metabolites of Rhodiola rosea in the serum of experienced marathon runners following supplemen-tation. Marathon runners, randomly divided into two groups, ingested 600 mg/day of Rhodiola rosea (n = 24, 6 female, 18 male) or placebo (n = 24, 7 females, 17 males) for 30 days prior to, the day of, and 7 days post-marathon. Blood serum samples were collected the day before, 15 min post-, and 1.5 h post-marathon. Serum from Rhodiola rosea-supplemented runners collected after marathon running did not attenuate the marathon-induced susceptibility of HeLa cells to killing by vesicular stomatitis virus. However, the use of Rhodiola rosea induced antiviral activity at early times post-infection by delaying an exercise-dependent increase in virus replication (P = 0.013 compared to placebo). Serum from both groups collected 15 min post-marathon significantly promoted the growth of Escherichia coli in culture as compared to serum collected the day before the marathon (P = 0.003, all subjects). Furthermore, the serum from subjects ingesting Rhodiola rosea did not display antibacterial properties at any time point as indicated by a lack of group differences immediately (P = 0.785) or 1.5 h (P = 0.633) post-marathon. These results indicate that bioactive compounds in the serum of subjects ingesting Rhodiola rosea may exert protective effects against virus replication following intense and prolonged exercise by inducing antiviral activity.

DOI: 10.3389/fnut.2015.00024 

 

richiedi l’articolo completo