Newsletter Fitoterapia nr. 57 – Febbraio 2021

Magnolia officinalis: razionali di impiego nei disturbi d’ansia e nelle somatizzazioni gastrointestinali da stress.

J Zhejiang Univ Sci B. 2017 Mar.;18(3):194-214

“Biological activity and toxicity of the Chinese herb Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson (Houpo) and its constituents.” 

Poivre M, Duez P. 

 

Piante medicinali e disturbi d’ansia

La pandemia di Covid-19 sta esercitando un forte impatto sociale, come fattore stressante, sulla salute mentale come confermato da recentissimi studi epidemiologici; le manifestazioni ricorrenti sono disagio psicologico, disturbi ansiosi, disordini post-traumatici, sintomi depressivi, burnout, sentimenti di stigmatizzazione, rabbia, paura, preoccupazione generale per la salute. [2]

Il fenomeno riguarda in generale tutta la popolazione ma alcune categorie, come quelle del personale sanitario, adolescenti, anziani, studenti universitari, risultano particolarmente colpite con una prevalenza della popolazione femminile. [2]

Quando queste problematiche non assumono il profilo patologico si manifestano con sintomi funzionali come tensione nervosa, irritabilità, inquietudine, difficoltà nel rilassarsi e si associano anche ad una significativa incidenza di disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, risvegli notturni, risveglio precoce mattutino, mancanza di sonno ristoratore) e di tipiche manifestazioni fisiche come quelle tensive muscolari, gastrointestinali e cardiocircolatorie (palpitazioni, formicolii); [3] la continuità di questi disturbi funzionali tuttavia assume una valenza realmente disturbante della qualità della vita e genera una crescente richiesta di aiuto da parte dei pazienti ai professionisti della salute. Non stupisce quindi che questo contesto, nell’arco dell’anno 2020, abbia generato a livello mondiale un globale un aumento dei consumi di farmaci ansiolitici ma anche di moderni integratori naturali, favorenti il rilassamento psico-fisico ed il riposo notturno, rispetto ai quali numerose aziende farmaceutiche, ed in ambito nutraceutico, hanno proposto nuove formulazioni.

E’ tuttavia interessante notare come nella formulazione di questi nuovi preparati rilassanti/pro sonno vi sia il frequente ricorso all’impiego di piante medicinali di antichissimo uso “ansiolitico” tradizionale, come ad esempio, solo per citarne alcune, Passiflora, Melissa, Biancospino, Luppolo, Giuggiolo, Griffonia, Lavanda e la Magnolia. L’impiego di queste specifiche piante medicinali non dipende solo dalla loro secolare esperienza d’uso, che ne suggerisce utilità e sicurezza, ma anche dalle conclusioni di recentissima letteratura scientifica che ne indica specifici meccanismi d’azione “ansiolitici” molto interessanti ed attuali; queste piante medicinali infatti dimostrano di agire non solo grazie ad un esclusiva azione GABA-ergica, nota da tempo, ma anche grazie al significativo coinvolgimento di meccanismi serotoninergici, colinergici, melatoninergici e adrenergici. Queste evidenze farmacologiche, confermate anche in crescenti evidenze cliniche, suggeriscono per questi bioattivi naturali un profilo “ansiolitico” molto attuale ed allineato alle moderne linee guida cliniche per la gestione farmacologica dei disturbi d’ansia, che mirano ad agire sull’insieme dei disequilibri neuro-trasmettitoriali ritenuti alla base dei sintomi. [66]

Gli specifici effetti rilassanti e distensivi di queste piante medicinali consentono anche un aiuto in presenza dei funzionali disturbi del sonno predisponendone all’acquisizione ma soprattutto migliorandone la qualità e la durata mentre, meno facilmente, secondo gli studi clinici disponibili, le piante medicinali, ai dosaggi comunemente impiegati negli integratori, agirebbero come reali induttori del sonno. Per questo motivo l’uso anche continuativo di queste piante medicinali non induce generalmente sonnolenza diurna indesiderata. In generale queste piante medicinali “rilassanti”, per la loro azione “multitasking”, risultano anche attive sulle più frequenti somatizzazioni collegate ai disturbi d’ansia come in generale la tensione muscolare, i disordini digestivi e intestinali, le palpitazioni, i formicolii ed anche la ritenzione di liquidi. Molte di queste piante medicinali vengono anche tradizionalmente impiegate per contrastare sintomatologie psico-affettive tipiche del periodo pre-mestruale e del climaterio (irritabilità, agitazione, sonno, disforia).

Tra le piante medicinali tradizionalmente note per gli effetti rilassanti vi è anche la Magnolia (Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson) che conosciutissima nei sistemi medici tradizionali di Cina e Giappone, è attualmente oggetto di grande interesse e studio anche in Occidente dove fino a pochi anni fa era una pianta più nota per scopi ornamentali. La Magnolia infatti, in parte nota anche Occidente come antispastico nelle tipiche tensioni gastrointestinali da stress, mostra un più ampio profilo rilassante e distensivo (ansiolitico) che la rende una pianta medicinale ideale per l’associazione sinergica con altre piante medicinali in preparati naturali utili per la gestione coadiuvante dei disturbi funzionali d’ansia, del sonno e delle più comuni somatizzazioni.

La newsletter si focalizza su alcuni dei principali razionali medicamentosi di Magnolia officinalis nei disturbi d’ansia, e in alcune problematiche fisiche correlate, prendendo spunto da una recente e più estesa monografia pubblicata in PubMed nel 2017.

 

Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson

Gli antichi sistemi medici tradizionali di Cina e Giappone conoscono le proprietà rilassanti e distensive psico-fisiche della Magnolia da circa 2500 anni ma gli usi medicinali della Magnolia stanno diventando oggetto di una vera “scoperta” anche nel mondo occidentale e su Magnolia vi è un crescente interesse scientifico per promettenti potenziali medicamentosi in più aree cliniche. Basti pensare che a febbraio 2021 in PubMed, per la ricerca “Magnolia officinalis”, corrispondono 2856 citazioni in gran parte concentrate tra il 2010 ed oggi. Della Magnolia possono essere impiegati per scopi medicinali o cosmetici la corteccia oppure i fiori (raramente la radice) che esercitano azioni medicamentose diverse. La corteccia della Magnolia, in associazione anche ad altre piante medicinali, viene ritenuta una fonte di bioattivi dalla significativa azione ansiolitica e antidepressiva con uno spiccato effetto antispasmodico e antispastico viscerale, così come confermato anche dal claim ufficiale del ministero della salute italiano ( “cortex: Funzione digestiva. Regolare motilità gastrointestinale”.) [67] Per questo motivo la corteccia della Magnolia viene tradizionalmente impiegata nei discomfort gastrointestinali generati dallo stress ma la recente letteratura scientifica ne conferma anche potenti effetti antinfiammatori e promettenti azioni antitumorali come confermato dalla ricerca farmacologica. La Magnolia esercita anche una apprezzabile azione miorilassante e antiaritmica [65] oltre ad un’interessante effetto contro la ritenzione idrica correlata allo stress (claim Ministero della Salute italiano: “cortex- Drenaggio dei liquidi corporei”). [67] E’ citata nelle Farmacopee Giapponese e Cinese come pianta medicinale per i disturbi d’ansia generalizzata.

La Farmacopea Ufficiale cinese, una delle più complesse al mondo, comprende un vastissimo elenco di droghe vegetali tradizionali cinesi e rappresenta una delle principali fonti di conoscenza di bioattivi vegetali per la formulazione di nuovi prodotti fitoterapici in tutto il mondo. Nella Farmacopea cinese la corteccia della Magnolia (Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson) è nota con il nome di “Houpo”, ed è tradizionalmente utilizzata nei sistemi medicinali cinesi e giapponesi per il trattamento di ansia, asma, depressione, disturbi gastrointestinali, mal di testa e per altri disturbi. Per questi motivi l’estratto di corteccia di magnolia rappresenta oggi un costituente importante degli integratori naturali attualmente in commercio ed anche in molti prodotti cosmetici. La recente letteratura scientifica attribuisce a questa droga vegetale diverse attività farmacologiche come quelle ansiolitiche, antispastiche antidepressive, antiossidanti, antinfiammatorie, antibiotiche.

La medicina tradizionale cinese (MTC) vanta più di 2500 anni di storia e si fonda sull’esperienza clinica di intere generazioni di professionisti e ricercatori [4,5,6,7,8]; analogamente la magnolia è tradizionalmente usata nella medicina tradizionale cinese e giapponese da migliaia di anni [9] ed è ora ampiamente utilizzata a livello internazionale. Nella farmacopea cinese 2010 (CPC, 2010) sono tre le droghe della pianta della Magnolia di più frequente applicazione e descrizione e cioè:

1 la corteccia di Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson, chiamata in cinese “Houpo” o “Houpu” nome che deriva da “hou” (corteccia spessa) e da “pu” (la porzione disadorna della pianta);

2il bocciolo di M. officinalis, chiamato “Houpohua” cioè il fiore della magnolia a cui sono riferite attività medicamentose diverse rispetto a quelle della corteccia;

3il bocciolo di Magnolia biondii Pamp. (Magnolia denudata Desr. o Magnolia sprengeri Pamp.) chiamato “Xinyi” o “Xinyihua” che è un genere diverso di magnolia da cui si estraggono bioattivi molto impiegati nell’industria cosmetica.

Una specie non ufficialmente riconosciuta nelle classificazioni di riferimento, ma molto simile a Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson, cioè la Magnolia obovata Thunb., è spesso impiegata come fonte di corteccia di Magnolia. [9]

Gli alberi di magnolia sono distribuiti principalmente in Oriente e nel Sud-est asiatico [10] e sono generalmente molto attraenti grazie al loro profumo fragrante ed i fiori appariscenti. [11]

La radice e la corteccia del ramo si raccolgono da aprile a giugno e si essiccano all’ombra; la corteccia del gambo viene leggermente decotta in acqua bollente e ricoverata in un luogo umido fino a quando la sua superficie interna diventa marrone violaceo o marrone scuro e, quando ammorbidita, viene arrotolata e essiccata. [12]

La corteccia essiccata è di colore grigio-marrone con lenticelle ovali a formare striature longitudinali; possiede un odore fragrante e un sapore pungente e leggermente amaro. [13]

La corteccia di magnolia è stata utilizzata come costituente di varie formule tradizionali cinesi come “Banxia Houpo Tang”, “Xiao Zhengai Tang “,” Ping Wei San “e” Shenmi Tang”. In Cina, un certo numero di prescrizioni contenenti Houpo sono ancora in uso nella pratica clinica moderna [14] e analogamente in Giappone, due ricette contenenti corteccia di Magnolia, “Hange- Koboku-To” (nome giapponese per Banxia Houpo Tang) [15] e “Saiboku-To” sono ancora in uso nella moderna pratica clinica. [11,16]

I preparati erboristici contenenti corteccia di Magnolia sono tipicamente in forma di decotti con assunzioni variabili da 3 a 10 g/die per persona ma sono oggi molto in uso, negli integratori naturali, vari estratti di corteccia di magnolia (MBE) con tipici livelli di utilizzo consigliati che vanno da 200 a 800 mg / die per persona a seconda della titolazione dei chemiotipi principali (min. onochiolo 2% HCPLC) [13]; le droghe di magnolia sono molto impiegate anche nei prodotti cosmetici. [9] Il bocciolo della Magnolia viene impiegato quasi esclusivamente per il trattamento della congestione sinusale e il mal di testa sinusale e viene assunto per via orale o applicato topicamente; la farmacopea italiana attribuisce ai fiori di magnolia la capacità di mantenere la regolarità del ciclo mestruale (“flos: Funzione digestiva. Regolare motilità gastrointestinale ed eliminazione dei gas. Regolarità del ciclo mestruale”). [67] La corteccia di magnolia possiede una gamma ampia di applicazioni come il trattamento di disturbi gastrointestinali da stress (GI), ansia, depressione, disturbi nervosi, asma e malattie allergiche, come bene per alleviare mal di testa, dolori muscolari, e febbre. [9,16,18,19,20]

 

Attività biologica

La corteccia di magnolia non è stata usata solo storicamente nella medicina tradizionale cinese e giapponese, ma anche nella medicina americana e indiana; la corteccia è stata elencata nella Farmacopea americana come tonico amaro e antimalarico. [16,21] Più recentemente, la corteccia di magnolia è stata utilizzata come componente di integratori alimentari e di cosmetici applicati per via topica. [9,16] Alla corteccia di Magnolia officinalis ed ai suoi costituenti vengono attribuite varie attività farmacologiche (anti-cancro, anti-stress, anti-ansia, antidepressive, antiossidanti, antinfiammatorie ed epatoprotettive). [11] Magnolia officinalis viene attualmente studiata per i suoi potenziali nelle malattie oncologiche, nelle patologie infiammatorie, nell’asma, nei disordini gastrointestinali, nella malattia diabetica, nei disturbi neurologici (ansia, depressione, Alzheimer), nelle malattie cardiovascolari, in alcune infezioni batteriche.

 

Composizione chimica

Fino ad ora nei coni, nella corteccia, nei fiori e nelle foglie del genere Magnolia sono stati isolati più di 250 tipi di chemiotipi. [10] Indagini chimiche sulla corteccia di Magnolia officinalis e Magnolia obovata hanno portato all’isolamento di diversi importanti composti fenolici, in particolare di due principali neolignani che sono il magnololo (5,5′-diallil-2,2′-diidrossibifenile) e l’honokiolo (5,3′-diallil-2,4′-diidrossibifenile), che sono considerati i due principali composti fenolici nella corteccia e i principali costituenti attivi. [13,16,18] Oltre a questi lignani sono stati isolati un gruppo di interessanti alcaloidi di tipo isochinolina, la maggior parte derivati dell’aporfina e della benzilisochinolina. [17] La corteccia di magnolia contiene anche oli volatili, i cui principali costituenti sono alcoli sesquiterpenoidi, α-, β- e γ-eudesmolo (circa il 95% dell’olio essenziale). I componenti specifici nella corteccia e le loro proporzioni differiscono notevolmente a seconda dei siti di raccolta e del periodo di raccolta. [13]

 

Razionali d’azione su ansia e depressione e sonno

I disturbi d’ansia sono considerati tra le diagnosi psichiatriche più comuni che interessano tra 10% e 30% della popolazione generale. L’eccesso l’ansia può essere debilitante e abbassare la qualità di vita. [11,22] Nonostante i ben noti effetti collaterali come la sedazione, l’eccessivo rilassamento muscolare, l’amnesia e la dipendenza, le benzodiazepine sono farmaci ampiamente utilizzati per il trattamento di diverse forme di ansia.[22] Attualmente molte preparazioni tradizionali medicinali a base di erbe, specificamente utilizzate per effetti tranquillanti-sedativi, sono allo studio come farmaci ansiolitici, e tra questi è inclusa la corteccia di Magnolia officinalis. [23] Gli effetti depressivi centrali dei lignani della Magnolia possono contribuire non solo ad un effetto anticonvulsivante ma inoltre, a basse dosi, ad un’attività ansiolitica. Questo effetto può essere parzialmente attribuito alla loro interazione dei lignani con il recettore A dell’acido γ-amminobutirrico (GABAA), un noto target per benzodiazepine e altri ansiolitici. L’attività della decarbossilasi dell’acido glutammico ippocampale (GAD), un enzima coinvolto nella sintesi del GABA, è significativamente aumentato nei topi trattati con honokiolo, suggerendo che l’honokiolo può alterare la sintesi del cervello di GABA. I recettori GABA-A hanno una subunità eterogeneità che influenza la loro funzione; magnololo e honokiolo si dimostrano attivi modulatori dei recettori, indipendentemente dalle loro sottounità, ma i recettori con la subunità “A” erano da 2 a 3 volte più sensibili. [24,25,26] Un complesso studio farmacologico del 2009 ha confermato la capacità degli estratti di Magnolia officinalis e di Ziziphus jujuba (Giuggiolo), e di una associazione delle due droghe, di interagire con i recettori associati al rilassamento e al sonno; lo studio conferma quindi la coerenza con il tradizionale uso ansiolitico di queste due piante medicinali nelle problematiche di ansia lieve , nervosismo e problemi legati al sonno. Lo studio suggerisce indirettamente il forte razionale d’associazione sinergica di queste due piante medicinali. [27] Mentre è consistente l’evidenza osservazionale sull’effetto del solo estratto di corteccia di Magnolia nei disordini gastrointestinali ricollegabili ad ansia e stress, nel trattamento dei comuni stati ansiosi psico-emotivi la Magnolia è stata prevalentemente impiegata in associazione ad altre piante medicinali, tuttavia, un recentissimo studio clinico (2020) ha studiato gli effetti di un infuso di sola corteccia di Magnolia sui disturbi ansiosi e depressivi in 149 donne nel delicato periodo post-partum. Lo studio ha concluso che dopo 3 e 6 settimane di somministrazione dell’infuso di Magnolia sono stai osservati miglioramenti significativi sulle problematiche psico fisiche diurne derivanti dalla inefficienza del sonno a causa dell’allattamento notturno e sulle principali manifestazioni depressive ed ansiose valutate secondo l’apposita scala Edinburg Postnatal depression Scale. [28] Un altro studio clinico condotto su 56 pazienti moderatamente stressati ed ansiosi ha concluso che l’assunzione giornaliera di un preparato a base di estratti di Magnolia officinali e Phellodendrum amurense riduce gli effetti di esposizione al cortisolo e lo stress quotidiano percepito, migliorando nel contempo una varietà di parametri dello stato dell’umore, tra cui minore affaticamento e maggiore vigore. [29] Questo studio ha confermato risultati simili, per la stessa associazione di Magnolia officinalis di Phellodendrum amurense, a quelli ottenuti in un precedente studio clinico condotto nel 2008 che conclude che questa associazione può offrire sollievo alle donne in premenopausa che soffrono di lieve ansia transitoria escludendo problemi di sicurezza o eventi avversi significativi. [30] Un ulteriore recentissimo studio in vitro e in vivo ha confermato l’effetto di Magnolia officinalis, in associazione a Melissa officinalis e teanina, sui disturbi ansiosi e sulle alterazioni dell’umore da stress ipotizzando anche un ulteriore meccanismo di attività di questa associazione che vedrebbe coinvolto il sistema endocannabinoide. [31]

Gli studi di cui sopra e in generale quelli disponibili suggeriscono le potenzialità degli estratti di corteccia di Magnolia anche nei confronti delle manifestazioni depressive e ed in generale delle disforie. La depressione è una malattia che altera l’umore energia, sonno, appetito, libido e capacità di farlo funzione. I sintomi della depressione includono un’intensa sensazione di tristezza, disperazione e l’incapacità di provare piacere nelle normali attività.[11] I più comuni farmaci antidepressivi (antidepressivi triciclici / policiclici, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, inibitori delle monoamino ossidasi, inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina, litio) potenziano l’azione delle monoammine (noradrenalina, dopamina e serotonina) nel cervello, come spiegato anche dalla “Teoria delle monoamine” che postula un’associazione tra depressione e deplezione delle monoamine. Gli sforzi sul campo sono ancora estremamente necessari, come suggerito anche da recenti studi che indicano che circa il 30% dei pazienti depressi non rispondono in modo soddisfacente ai trattamenti antidepressivi. Test di legame in vitro con radioligando e test di funzionalità cellulare dimostrano che la corteccia di Magnolia interagisce con il recettore A1 dell’ l’adenosina, il trasportatore della dopamina, il recettore della dopamina D5 (attività antagonista), i recettori della serotonina (5-HT1B e 5-HT6, attività antagonista) e il recettore GABA delle benzodiazepine ad una concentrazione di 100 μg / ml o inferiore. [27] Honokiolo e magnololo mostrano una funzione neurotrofica migliorando il rilascio di acetilcolina ippocampale e il magnololo modula l’attività serotoninergica centrale. [32] I principali recettori del neurotrasmettitori biogenico-amminici (dopamina, noradrenalina, serotonina e istamina) sono accoppiati con proteine G, determinando l’attivazione o l’inibizione dell’adenilato ciclasi. Honokiolo e magnololo dimostrerebbero di agire nel normalizzare le anomalie biochimiche nella serotonina cerebrale e nei suoi metaboliti modulando inoltre i livelli serici di corticosterone e l’attività dell’adenilato ciclasi piastrinico tramite up-regolazione del percorso dell’adenosina monofosfato ciclico. [11,33] In donne in menopausa, l’aggiunta di estratto di corteccia di Magnolia ad isoflavoni, lattobacilli, calcio e la vitamina D3 ha indotto effetti positivi su insonnia, irritabilità, ansia, umore depresso, astenia e perdita di libido; gli eventi avversi erano comparabili nel trattamento (334 donne) e nei gruppi di controllo (300 donne). [62] In uno studio simile in donne in menopausa l’estratto di magnolia associato al magnesio ha alleviato la sintomatologia psicoaffettiva e disturbi del sonno. [63]

Tradizionalmente gli estratti di corteccia di Magnolia sono ritenuti molto utili come stabilizzatori della qualità del sonno ed in generale, negli studi clinici disponibili, tutti coloro che hanno assunto magnolia hanno dichiarato di dormire meglio. [28] Gli effetti sedativi della Magnolia (Magnololo e Honokiolo) furono scientificamente notati per la prima volta nel 1983, quando furono osservati effetti ansiolitici e rilassanti negli animali trattati con Magnolia Officinalis. [68] Sembra che il magnololo possa aumentare il tempo di sonno indotto da fenobarbital (0,2 mg / kg di assunzione orale) [69] e le iniezioni intraperitoneali di 5-25 mg / kg di magnololo possono indurre il sonno (ridurre la latenza del sonno, aumentare la durata del sonno REM e non REM) tramite interazione con il recettore GABAA, poiché il blocco di questo recettore ne abolisce gli effetti. [70] La sedazione è stata osservata anche con magnololo isolato e sembra aumentare il sonno indotto da fenobarbital a una dose molto bassa che è facilmente ottenibile con gli integratori. Nei test sui ratti questi effetti si verificano normalmente nel momento del riposo e del sonno fisiologico giornaliero e non in condizioni di sonno indotto, per questi motivi l’estratto di corteccia di Magnolia viene ritenuto un aiuto al passaggio al sonno fisiologico. Negli studi che valutano la locomozione come effetto collaterale (gli agonisti del GABAA tendono a indurre sonnolenza in momenti impropri come effetto collaterale), l’ingestione orale di 4-O-metilonokiolo sufficiente a causare ansiolisi, non compromette la locomozione. [71] Nei modelli di studio in cui il sonno non viene indotto sperimentalmente ma nel caso di sonno fisiologico i neolignani contenuti nella corteccia della magnolia officinalis non sembrano causare effetti collaterali simili ai sedativi.

 

Razionali nel trattamento dei disturbi tensivi gastrointestinali

Le malattie del tratto gastrointestinale sono molto comuni e varia, compresa la sindrome dell’intestino irritabile, la dispepsia funzionale, dolore addominale, gonfiore addominale, nausea, vomito, diarrea, costipazione, ecc., che hanno un effetto sostanziale sulla qualità della vita e sui costi dell’assistenza sanitaria. [34] Per molti di questi disturbi, in assenza di altre cause accertate, sono ritenute cause prevalenti le condizioni d’ansia pre-patologiche e lo stress. Magnolia officinalis è comunemente utilizzata nella medicina tradizionale cinese per il trattamento di tali disturbi gastrointestinali grazie al significativo effetto antispasmodico che ne deriva dal rilassamento della muscolatura liscia del tratto GI. [11,35] Tra i vari fattori regolatori che modulano la motilità della muscolatura liscia nel tratto gastrointestinale, acetilcolina e serotonina (5-idrossitriptamina, 5-HT) sono considerati i principali neurotrasmettitori. Nelle evidenze farmacologiche il magnololo e l’honokiolo dimostrano di inibire significativamente la contrattilità di strisce isolate del fondo gastrico di ratti trattati con acetilcolina o serotonina e dell’ ileo isolato in cavie trattate con ACH o CaCl2; entrambi si comportano come antagonisti muscarinici non competitivi. Il magnololo e l’honokiolo dimostrano di inibire le contrazioni indotte mediante acetilcolina (in terreno privo di Ca2 +) e le contrazioni indotte da acetilcolina dipendenti da Ca2 + extracellulare; questo effetto, che dimostra una capacità della corteccia di Magnolia di blocco dei meccanismi correlati al Ca2 +, viene ritenuto anche alla base degli effetti antiasmatici. [23,35,36,37,38] Anche gli alcaloidi contenuti nella corteccia di Magnolia possono contribuire agli effetti antispastici che tuttavia, nel caso di uso in forma di decotto, si verificano solo ad alti dosaggi come dimostrato dall’uso tradizionale per alleviare gli spasmi dei bronchioli e gli spasmi intestinali. Uno specifico alcaloide contenuto nella corteccia di Magnolia cioè il “Magnocurarine” è stato molto studiato come potenziale farmaco rilassante muscolare in Giappone. [18]

 

Razionali dell’ attività terapeutica nell’asma

L’asma è una malattia cronica caratterizzata da attacchi ricorrenti di mancanza di respiro e respiro sibilante, che variano in gravità e frequenza da persona a persona (WHO, 2016). Secondo le stime dell’OMS, 235 milioni di persone soffrono di asma, con prevalenza comprese tra l’1% e il 18% in tutti i paesi. Inoltre, rappresenta uno dei più diffusi condizioni croniche tra i bambini e causa grandi oneri finanziari oltre che gravi conseguenze sulla salute e compromettendo la qualità della vita. [39] Le cause dell’asma non sono completamente comprese e la patologia non può essere curata, ma un’appropriata gestione può controllare il disturbo. [40] In Cina e in tutta l’Asia diversi fattori socio-culturali condizionano la fiducia nella medicina occidentale e sui corticosteroidi, con conseguente non aderenza a trattamenti convenzionali e favoriscono il ricorso ai rimedi medicinali tradizionali a base di erbe. [41] Per esempio, il Saiboku-To, una miscela giapponese di dieci diversi estratti di erbe che includono Magnolia officinalis, è stato studiato per evitare la dipendenza dai corticosteroidi nell’asma grave e per ridurre i dosaggi di corticosteroidi. Questa medicina a base di erbe è anche nota per il suo generale utilizzo nell’asma bronchiale [11] e nel sistema medicinale tradizionale cinese “Houpo” (corteccia di M. obovata e / o M. officinalis), è ampiamente utilizzata per il trattamento della costrizione toracica e dell’asma. [42] Homma et al. (1993) [43] hanno suggerito che il magnololo, come inibitore della 11β-idrossisteroide deidrogenasi, e coinvolgendo la proliferazione dei linfociti T, potrebbe essere il responsabile dell’effetto terapeutico del Saiboku-To con conseguente riduzione di dosaggio di corticosteroidi. Gli effetti della Magnolia sull’asma sono di due tipi: (1) Magnolia officinalis inibisce la blastogenesi dei linfociti umani, in vitro, in modo dose-dipendente. L’effetto anti-asmatico viene ricondotto alla soppressione della reazione allergica di tipo IV (linfociti-mediata) [11] (2) gli estratti di Magnolia inducono la broncodilatazione attraverso rilassamento muscolare dipendente da effetto antagonista del Ca2 + effetto che dipende principalmente dal magnololo e dall’onokiolo. Inoltre, alcaloidi come la (R)-coclaurina e la (S)-la reticolina inibiscono la contrazione muscolare indotta dall’acetilcolina. [11,42] Gli effetti di honokiolo e magnololo sulle risposte contrattili muscolari e sulla mobilizzazione intracellulare di Ca2 + sono stati studiati nell’utero di ratto non gravido; entrambi i lignani (a concentrazioni 1–100 μmol / L) si sono dimostrati inibitori degli agonisti spontanei e uterotonici (carbacholo, PGF-2α e ossitocina) in modo dipendente dalla concentrazione. Il tasso di inibizione dell’onokiolo sulle contrazioni spontanee sembrava essere più lento di quello indotto dal magnololo. [36] In un studio non comparativo, come terapia aggiuntiva, in 148 pazienti con asma da lieve a moderata che usavano per inalazione corticosteroidi, un estratto di corteccia e fiori di Magnolia aveva dimostrato un effetto benefico sul controllo dell’asma. [64]

 

Razionali dell’attività antinfiammatoria

Come noto l’infiammazione, è una risposta protettiva che coinvolge cellule immunitarie, vasi sanguigni e mediatori molecolari e fa parte della complessa risposta biologica del corpo tessuti a stimoli dannosi, come agenti patogeni, agenti danneggianti o irritanti le cellule. [44] Nel complesso processo infiammatorio vengono ritenuti fattori critici partecipanti un’ampia serie di cascate di segnalazione composte da pattern recettoriali di riconoscimento (ad es. recettore Toll-like 4 (TLR4)), tirosin chinasi di tipo non recettoriale (es. Src e Syk), chinasi serina / treonina (protein chinasi C (PKC), PKA, PI3K e AKT), MAPK e vari fattori di trascrizione, come NF-KB. [45,46] L’ossido nitrico risulta inoltre un mediatore fisiologico di rilassamento delle cellule endoteliali e svolge un ruolo chiave nella via infiammatoria in risposta a citochine pro-infiammatorie e batteriche e rappresenta una delle principali molecole di difesa in quanto tossica contro organismi infettivi, inoltre è un attore chiave nella patogenesi di una varietà di malattie infiammatorie. [11] L’ossido nitrico regola notevolmente il funzionamento, l’attività, la crescita e la morte di molti tipi di cellule immunitarie infiammatorie compresi macrofagi, linfociti T, cellule presentanti l’antigene, mastociti, neutrofili e cellule natural killer. [47,48,49,50] Il fattore NF-κB promuove la trascrizione di geni coinvolti nelle risposte pro-infiammatorie. Nei macrofagi, il NF-κB è attivato da segnali extracellulari infiammatori come LPS, IL-1 e il fattore di necrosi tumorale α (TNF-α) e regola un ampio numero di geni infiammatori, inducendo ulteriore infiammazione attraverso mediatori, inclusi NO · e citochine.[51] Un secondo importante fattore di trascrizione è la proteina attivatrice 1 (AP-1), che è ubiquitaria ed è un complesso proteico dimerico composto da Jun che attiva anche la sottofamiglia Fos.[52] Il fattore AP-1 può essere attivato da molti stimoli fisiopatologici, compreso LPS, specie reattive dell’ossigeno (ROS), fattori di crescita mitogenici, citochine infiammatorie, fattori di crescita del fattore di crescita trasformante-β, radiazioni ultraviolette (UV) e ionizzanti, stress cellulare, legame dell’antigene e trasformazione neoplastica. In risposta a diversi stimoli, il fattore AP-1 è in grado di attivare diversi set di geni per la differenziazione, proliferazione, apoptosi [53] e risposta infiammatoria.[54] Nella rete della cascata di proteine chinasi la famiglia MAPK contiene almeno 3 proteine chinasi in serie che si esprimono nell’attivazione come una MAP chinasi multifunzionale.[55] Le MAP chinasi sono i componenti principali dei percorsi di controllo dell’embriogenesi, della differenziazione cellulare, della proliferazione cellulare e della morte cellulare [56] e svolgono un ruolo significativo nella cancerogenesi e in reclutamento dei leucociti nei siti di infiammazione [5] AP-1 e MAPK attivano differenzialmente le vie infiammatorie, a seconda degli stimoli e dei tipi di cellule. [11] La cicloossigenasi 2 (COX2), indotta nelle cellule da citochine pro-infiammatorie e fattori di crescita, risulta notevolmente aumentata nei comuni stati infiammatori. La COX2 è un enzima chiave nella sintesi degli eicosanoidi pro-infiammatori (prostaglandine (PG), trombossani (TBX), leucotrieni, ecc.). Come precedentemente esposto la produzione di ossido nitrico , le espressioni di iNOS, IL-1β, TNF-αe COX, la generazione di eicosanoidi, oltre all’ attivazione di MAPK, AP-1 e dei percorsi di NF-κB, possono riflettere il grado di infiammazione e sono diventati quindi indicatori importanti tramite i quali valutare i processi infiammatori e antinfiammatori. [23] Una serie veramente ampia di studi hanno dimostrato che tutti questi principali indicatori sono positivamente influenzati dai lignani della Magnolia. [57,58,59,61] I neolignani della Magnolia dimostrano di modulare le cascate di segnalazione Ras, Raf e MAPK, di sottoregolare l’attivazione di NF-KB e il blocco dell’attivazione di NF-KB mediata da CD40 e la proteina di membrana latente 1. [11,60,61] Tra i lignani, è stato dimostrato che l’honokiolo e il magnololo inibiscono la formazione di eicosanoidi (prostaglandina D2, PGE2, leucotriene C4 , LTB4 e trombossano B2), probabilmente attraverso l’inibizione di fosfolipasi A2, COX, 5-lipossigenasi, LTC4 sintasi e dell’attività dell’idrolasi LTA4. [61]

 

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“Biological activity and toxicity of the Chinese herb Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson (Houpo) and its constituents.”  

Mélanie POIVRE, Pierre DUEZ (1)

Author information:

1) Unit of Therapeutic Chemistry and Pharmacognosy, Faculty of Medicine and Pharmacy,Research Institute for Health Sciences and Technology, University of Mons–UMONS, Mons, Belgium

Abstract

Traditional Chinese herbal drugs have been used for thousands of years in Chinese pharmacopoeia. The bark of Magnolia officinalis Rehder & E. Wilson, known under the pinyin name “Houpo”, has been traditionally used in Chinese and Japanese medicines for the treatment of anxiety, asthma, depression, gastrointestinal disorders, headache, and more. Moreover, Magnolia bark extract is a major constituent of currently marketed dietary supplements and cosmetic products. Much pharmacological activity has been reported for this herb and its major compounds, notably antioxidant, anti-inflammatory, antibiotic and antispasmodic effects. However, the mechanisms underlying this have not been elucidated and only a very few clinical trials have been published. In vitro and in vivo toxicity studies have also been published and indicate some intriguing features. The present review aims to summarize the literature on M. officinalis bark composition, utilisation, pharmacology, and safety.

 

Key words: Magnolia bark; Houpo; Chinese herb; Traditional Chinese medicine
PMID: 28271656;
PMCID: PMC5365644

 

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